Il paradosso del Piano di Zona, l’ultimo sostegno per chi non ha bisogno

Nunziante Picariello, il sindaco di Capriglia, non ci sta a finire nel tritacarne del piano di zona. D’altronde quelle mamme di bimbi autistici senza assistenza che l’altro giorno si sono presentate alla riunione di coordinamento denunciando tutta l’inefficienza e l’incapacità degli amministratori, che ricadono poi sulla salute dei loro figli, lui le conosce bene, essendo del suo paese. E le ha incontrate più volte, non sapendo però che rispondere. Ma ora esce allo scoperto, nel tentativo di salvare i sindaci dall’irresponsabilità che da anni determina il blocco delle politiche sociali.

“E’ da tempo che denunciamo la situazione, che siamo i primi a subire”, contesta Picariello, “i problemi del piano di zona si concentrano da sempre all’interno del comune capofila, ovvero Avellino”, dice senza mezzi termini. “E’ negli uffici di palazzo di città che i progetti si fermano, togliendo i servizi alla nostra gente e perdendo milioni di euro di finanziamenti. Ora speriamo che l’azienda consortile possa superare le inefficienze del comune di Avellino, che però guarda caso, denuncia, non ha perso tempo per mettere al sicuro l’ultimo bando per la formazione dell’ufficio del piano di zona”

Il regalo, ancora una volta, riguarda il bando per la formazione dell’ufficio di piano. Un servizio espletato negli ultimi anni sempre dalla stessa cooperativa, la Eco Onlus di Scafati, in gara anche stavolta, che si dovrebbe occupare di redigere tutte le pratiche e progettualita’ dell’ambito. Nove i posti di lavoro assegnati, tra cui due segretari amministrativi, un coordinatore informatico, un responsabile alla comunicazione e altre figure indispensabili, così pare; mentre di sociologi, o di figure attinenti alla materia, ne viene contemplato solo uno. Si penserà almeno che il team produrrà progettualità a tutto andare, ma gli esiti di quel lavoro sono ormai ben noti e li abbiamo visti negli occhi gonfi di disperazione di quelle mamme.

Un servizio dunque improduttivo o quasi, il tutto alla modica cifra di 155mila euro, questo il valore dell’ultimo appalto, senza contare le cifre enormi incassate negli anni precedenti. Se non lo vogliamo chiamare scandalo, qualcuno si offenderebbe, dateglielo allora voi il nome che ritenete più opportuno

I commenti sono chiusi.