Liste d’attesa, L’Asl ha problemi di cuore

Liste d’attesa, se gli utenti del Moscati si attrezzano con coperte in sala d’aspetto, non sorridono quelli che si recano all’Asl. Ieri vi abbiamo elencato le difficoltà dell’ospedale di Contrada Amoretta nel servire l’utenza in tempi brevi per determinate prestazioni, oggi tocca all’azienda sanitaria di via degli Imbimbo.
Nello scorrere le liste d’attesa dell’Asl, una differenza salta all’occhio rispetto al Moscati: i tecnici della manager Maria Morgante hanno eliminato il codice dell’urgenza, suddividendo i tempi delle prestazioni in tre categorie: breve, differita e programmata. Questo ha permesso una miglior organizzazione nell’accettazione delle richieste, garantendo una maggior celerità nelle risposte all’utenza. Il nuovo sistema del centro unico di prenotazione, inaugurato dall’Asl lo scorso anno, ha prodotto in effetti un notevole abbassamento dei tempi d’attesa, il lungo elenco di prestazioni fornite viene reso nei tempi previsto dalla legge in buona parte, ma permangono criticità difficili da tollerare per l’utenza.
39 giorni per una visita audiologica, un mese per la fisiatrica e quella gastroenterologica, 24 giorni per un consulto neuropsichiatrico infantile, 33 giorni per un colloquio psichiatrico, 22 giorni per una colonscopia. Il tutto quando non si dovrebbe andare secondo normativa al di là dei dieci giorni. Ma c’è di peggio, se si va in visita al reparto cuore: 135 giorni per un elettrocardiogramma da sforzo, 122 giorni per un test cardiovascolare, 116 per l’elettrocardiogramma dinamico, cinque mesi per il controllo e la programmazione del pacemaker. Poi, 87 giorni per andare in osservazione dermatologica, da 76 a 124 giorni per la spirometria globale, 37 giorni per una tac all’addome, 46 per la risonanza magnetica alla rachide cervicale, 42 per quella lombosacrale, 39 per il ginocchio.
Insomma, c’è molto lavoro da fare, la Morgante ha annunciato a breve l’avvio del Cup unico, che metterà in rete tutti i presidi sanitari di via degli Imbimbo sul territorio, includendo strutture ospedaliere e cliniche accreditate. Non sarà della partita però il Moscati. I due manager della sanità irpina ad inizio mandato avevano avviato il confronto sul tema, poi naufragato. Dal direttore sanitario del Moscati Maria Concetta Conte l’appello a riprendere il discorso, si attende la risposta della Morgante: unire le due strutture sanitarie sarebbe il miglior regalo da fornire ai pazienti da infiocchettare sotto l’albero. La salute non può permettersi di rimanere in sala d’attesa

I commenti sono chiusi.