Covid e Recovery Fund: De Luca il migliore (al netto del caso Mastursi)

L’editoriale di oggi parlerà di Vincenzo De Luca e ne parlerà molto bene, come tante altre volte, su due temi che potranno anche apparire indigesti e noiosi con il Natale alle porte, ma che sono decisamente prioritari rispetto a tutto il resto: perché da essi, ovvero da come saranno affrontati nelle prossime ore e nei prossimi giorni, dipenderanno in larghissima parte gli esiti della nostra guerra al Covid, sul versante immediato, e del rilancio del Mezzogiorno d’Italia nel futuro prossimo e remoto.

 

Sono i temi delle misure restrittive, in vista delle festività natalizie, e delle misure economiche che discenderanno dai 209 miliardi di euro del Recovery Fund assegnati all’Italia dall’Europa. Detta altrimenti, si tratta delle questioni “emergenza sanitaria ed emergenza economica e sociale” in cui questo stramaledetto Virus ci ha spinti. E d’altronde, con tutto il rispetto per chi ha dovuto rinunciare alla settimana bianca e ad altre facezie del genere, ancorché legittime, di cos’altro si dovrebbe discutere con il mare di guai nel quale rischiamo di annegare? Certo, c’è chi gradisce il gioco dello struzzo per distrarsi un po’. Ai lettori della fattispecie testé citata, umilmente chiedo di smettere qui e subito la lettura: potrebbero rovinarsi la giornata e sottrarre tempo prezioso allo struzzo.

 

Tuttavia, prima di parlar bene di De Luca, devo parlarne male, anzi malissimo. Con la nomina di Nello Mastursi a capo del suo staff, il governatore non ha fatto una cosa discutibile punto: egli ha fatto una “porcheria” e niente punto. Niente punto perché hanno ragione l’editorialista del Corsera, Antonio Polito, e il direttore del Corriere del Mezzogiorno, Enzo D’ Errico: non si può far finta di niente, nessuno può girarsi dall’altra parte, se il presidente della Campania – cinque anni fa – caccia Mastursi dal suo staff in base ad un semplice avviso di garanzia, ed ora che è stato condannato, seppure in primo grado, se lo riprende in pompa magna nominandoselo capo della segreteria, un ruolo di primario rilievo strategico.

 

Non si può far finta di niente, a maggior ragione, se l’accusa nei confronti di Mastursi – come ricorda D’Errico nell’editoriale dell’11 dicembre – era “di aver brigato, in modo illecito, per mettere il governatore al riparo dalle procedure relative all’applicazione della legge Severino”. Ossia se il buon Salernitano – nel caso anche buon Samaritano – fece sospettare ai magistrati inquirenti che si fosse sacrificato per essere fedele al suo Capo, cosa invero che nessuno ha potuto dimostrare e che, per altro verso, ingigantisce il profilo di fedeltà del Nostro.

 

Mi resta da aggiungere, per completezza, che il valore professionale di Mastursi è fuori discussione: difficile trovare sulla piazza uno con le sue qualità e capacità organizzative. Ciò che irrita e inquieta, piuttosto – e da qui la mia profondissima delusione – è che De Luca non abbia ritenuto di dover dare spiegazioni, in tal modo comportandosi – non come lo “Sceriffo” che la Campania ha di nuovo scelto, stavolta con un consenso bulgaro – ma come un novello Imperatore strafottente.

 

Insomma, De Luca molto peggio di Caligola, che almeno ostentò la sua capricciosa onnipotenza nominando senatore un innocuo e “incensurato” cavallo. C’è ancora speranza che lo Sceriffo possa rimediare, non licenziando Mastursi, del quale evidentemente ha molto bisogno, ma spiegando perché e per come? Me lo auguro. Parentesi chiusa.

 

Ed ora veniamo ai succitati due temi.

 

1) Parlar bene di De Luca sull’emergenza sanitaria – intendo politica dell’emergenza sanitaria – non è benevola o faziosa concessione, significa soltanto dare a Cesare quel che è di Cesare (naturalmente secondo la mia opinione). I dettagli farebbero perdere di vista l’essenza delle cose. Da quando questa storiacciadel Covid è cominciata, Scienza, Politica e Istituzioni democratiche – al netto dei Negazionisti, che sono una categoria dello spirito assolutamente pericolosa – si sono divise in due Pensieri: i Rigoristi Puri e i Cerchiobottisti, quest’ ultimi definiti nell’originalissimo neologismo di Paolo Mieli, ovvero quelli che non prendono mai una posizione netta, si barcamenano tra opinioni antitetiche. In buona sostanza sono quelli che un Pensiero politico non ce l’hanno, oppure è talmente debole che manco te ne accorgi: tipo il sindaco di Avellino, ad esempio, che in materia di Covid ha detto e fatto tutto e il contrario di tutto (vai al capitolo Scuola, quale ultima impresa, o Movida Tolleranza Mille, primo assaggio estivo).

De Luca è stato il Capo Rigorista italiano, ma potremmo allargarci all’Europa senza tema di smentita. Tutto documentato nelle cronache. Quando utilizzava la metafora del “lanciafiamme” contro chi si assembrava (feste di laurea e dintorni) o tuonava contro le movide “smascherate” e i “trasporti sardine” e via dicendo, veniva addirittura sbeffeggiato: Crozza divertendo, i 5Stelle e non solo facendo piangere d’idiozia, i sindaci enjoy (non soltanto l’avellinese) con comportamenti istituzionali lassisti pur di fare gli-antideluchiani di maniera e guadagnarsi titoli di giornali.

Poi tutti – ma non più Crozza, pensate un po’! – ad imitare DeLuca, cominciando dal Premier Conte e dal ministro della Salute, Speranza, per finire con il ministro 5Stelle Di Maio quando ha capito – non è mai troppo tardi! – che il Virus fa danni sul serio.

Arriva l’estate. Chi grida al pericolo, chi mette in guardia contro gli spostamenti da regione a regione, chi denuncia l’assoluta mancanza di controlli, chi avverte che la densità demografica di diverse aree della Campania è una bomba a orologeria? De Luca! Chi se ne frega? I Cerchiobottisti, presenti in massa ovunque: nel governo centrale (leggi il ministro Boccia come capofila), nelle amministrazioni periferiche (già citato il campione irpino), nel sindacato, nelle categorie produttive. Arriva ottobre e… Boom, Campania Rossa!

Ora la storia tristemente rischia di ripetersi: ricorsi scontati, vista l’insostenibile leggerezza di tante teste di c…, ancora “semprepresenti” nel governo centrale, in periferia e trovi il resto rileggendo il capoverso precedente. Il Grande Problema di questi giorni, la Questione Esistenziale – roba che al confronto Shakespeare scriveva barzellette sui carabinieri – è il cenone di Natale con gli amici di sempre, è il veglione di Capodanno, è la settimana bianca, è l’aperitivo, è la movida a Via Caracciolo o a Toledo o al Corso di Avellino, o a Milano o a Venezia con e senza acqua alta.

Il Grande Problema è quello. E il governo centrale giù con le solite mezze misure, con i controsensi logici degli spostamenti nelle metropoli “Si” ma da comune a comune “No” (con correzione in Zona Cesarini. Attenzione, però: soltanto se i comuni sono piccoli, decisioni per le quali Freud avrebbe direttamente messo alla porta questi governanti a calci nel sedere, altro che farli accomodare sul “lettino”… tempo perso!).

Insomma – mentre viaggiamo ancora con 700 decessi al giorno, triste primato in Europa, e le terapie intensive allentano sì ma non si svuotano, e i contagi diminuiscono ma siamo comunque nell’ordine quotidiano delle decine di migliaia, e medici e infermieri continuano a morire; mentre gli esperti danno con certezza la terza ondata, e Ilaria Capua (o le crediamo sempre o mai) ci avverte che “gennaio e febbraio saranno due mesi terribili”, e intanto i nostri ospedali – dal Moscati di Avellino alle cosiddette eccellenze del Nord e del Centro – sono generalmente vicini alla saturazione dei posti letto Covid e non potrebbero sopportare il peso, non di uno tsunami, ma piuttosto d’una grandinata di nuovi ricoveri, e intanto si  fanno più incerti i tempi e le quantità dei vaccini disponibili; mentre si apprende che negli Stati Uniti, grazie all’onda lunga del Trumpismo ricco e irresponsabile, in soli quattro giorni si sono registrati un milione di contagi; mentre – di converso – la Germania d’una leader Vera e Grande come la Merkel chiude negozi e scuole per quasi un mese, proprio per evitare l’ecatombe natalizia, utilizzando un linguaggio niente affatto colorito, ma sostanzialmente orientato nel senso di De Luca: mentre tutto questo, virgola più virgola meno, accade in Italia, in Europa e nel Mondo, da noi la preoccupazione politica e istituzionale diffusa è chiudere il meno possibile a Natale e a Capodanno, avanti tutta verso la terza ondata, sospinti da un masoschismo che sembra diventato l’opzione preferita alla fatica del Pensiero, la sublimazione delsuicidio incosciente. Un po’ come se, durante un bombardamento aereo, invece di ripararci dentro i rifugi, ce ne andassimo spensierati e felici a cogliere fragoline.

De Luca ha annusato il pericolo, sta insistendo sul massimo rigore possibile, da qualche parte si è perfino detto e scritto, strumentalizzando il suo linguaggio e per far titoli, addirittura che vuole “cancellare il Natale”: resta il fatto concreto che mentre lui si sgola a ragionare su numeri e situazioni per evitare il peggio, da troppi luoghi della Campania e d’Italia – Napoli e Salerno come Milano e Firenze, Avellino e Benevento come due qualsiasi cittadine di provincia – giungono immagini di assembramenti e comportamenti di ordinaria normalità, o d’inarrivabile follia, quasi a dimostrare che mesi e mesi di cronache Covid documentate, nel nostro Paese e nel Mondo, non fossero realtà di cui preoccuparci ma un romanzo horror da leggere e deporre in biblioteca, magari in seconda fila, ben nascosto: di nuovo e sempre il gioco dello struzzo.

 

2) L’emergenza economica e sociale e il Recovery Fund. Riflessione breve, considerato che siamo alle prime battute, almeno sul versante italiano. Le cose stanno così. Superato il veto di Polonia e Ungheria, una “pazziella” che è durata circa un mese, è stato approvato il Bilancio cui è collegato il Fondo per la Ripresa. La Commissione Europea si metterà subito al lavoro per elaborare le linee guida del regolamento. Si prevede che il danaro spettante a ciascun Stato membro possa essere distribuito a fine primavera. Di mezzo c’è la politica italiana: le scelte che si vorranno fare, pur rigorosamente dentro i binari indicati dall’Ue. Al nostro Paese andranno 209 miliardi: una montagna di soldi. Ma quale direzione prenderanno? E’ il problema di sempre: la distribuzione delle risorse tra le diverse aree geografiche del Paese, chi troppo e chi poco, le zone ricche sempre più ricche, quelle povere sempre più povere.

De Luca ha avvertito puzza di bruciato. E nel suo ultimo venerdì ha detto chiaro e tondo che sono in corso manovre pericolose: il tentativo dell’ennesimo furto ai danni del Sud. Non sembrano chiare ed eque le destinazioni finali del Recovery Plan predisposto dal nostro governo: non solo le destinazioni geografiche, anche quelle dei settori interessati. Il governatore ha lanciato la pietra nello stagno, ha chiamato in causa forze politiche e soprattutto i “ministri della Campania”: li ha invitati a parlare, a spiegare, a confrontarsi, a schierarsi.

Politica dei sospetti? Tutt’altro: è realismo politico. Al netto della vicenda Mastursi, De Luca sa bene ciò che dice e ciò che fa. Ha una lunghissima esperienza politica e amministrativa, conosce a menadito i giochi di Palazzo e i percorsi del potere. Intanto ha fatto una denuncia forte, a sostegno degli interessi della Campania e del Sud. Vediamo chi la raccoglie, chi l’amplifica, chi prepara le barricate per non farci trovare impreparati da colpi di testa governativi indotti da poteri forti e – perché no? – da poteri occulti. Intanto lui ha messo l’elmetto e si è detto pronto alla battaglia. Vediamo chi scende in campo – anche tra i giornalisti campani dei giornaloni italiani – e chi comodamente si nasconde o si dedica soltanto agli affari propri, foss’ anche dietro una scrivania.

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