Doppio raid a imprenditore di Solofra, continuano serrate le indagini

I carabinieri sulle tracce dei responsabili. Si ipotizza una vendetta personale oppure un tentativo di estorsione alla base dell'intimidazione

Non è stata ancora ascoltata la figlia dell’imprenditore solofrano, anche lei vittima del doppio raid avvenuto all’alba di ieri, quando ignoti hanno fatto esplodere una bomba carta sotto la Mercedes Classe A dell’uomo e dato alle fiamme la Fiat 500 della ragazza. Entrambe le auto erano parcheggiate davanti all’abitazione dell’imprenditore, in via Melito a Solofra.

Nelle prossime ore la testimonianza della figlia potrebbe imprimere una svolta alle indagini. La ragazza attraverso facebook nelle ore successive all’attentato aveva ipotizzato, con una certa convinzione, che i responsabili fossero le stesse persone con cui da mesi è in corso una lite, contrassegnata da diverse intimidazioni e sfociata in una denuncia. Una vendetta personale, una vicenda strettamente privata dunque; i carabinieri, guidati dal capitano Gianfranco Iannelli, hanno però qualche perplessità. Si tratterebbe di un gesto troppo eclatante, facilmente riconducibile visti i precedenti. E dunque continuano a non escludere nessuna ipotesi, anche quella più grave che conduce al racket.

L’uomo è un affermato commerciante di pellame, professione che svolge da anni. Ma dalle prime indagini non sono emersi elementi utili che spingono in una determinata direzione. L’imprenditore  avrebbe fatto menzione, durante la testimonianza, delle vicende a cui ha fatto riferimento la figlia. Le forze dell’ordine continuano ad osservare le immagini della videosorveglianza, per ora senza significativi risultati. Resta in paese lo sconcerto per un episodio decisamente inquietante

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