Smart Working per un italiano su tre. Soglia minima e accordi individuali, ecco cosa accadrà dopo l’emergenza nel pubblico e nel privato

Per oltre 7 aziende su 10 i vantaggi dello smart working superano le criticità tanto che il 68% ha deciso che prolungherà le attività da remoto anche nella “nuova normalità” verso la quale faticosamente ci avviamo. Proviamo a capire cosa accadrà quando saremo fuori dal tunnel

Secondo le stime della Fondazione studi dei consulenti del lavoro a distanza di oltre un anno dall’inizio della pandemia in Italia ci sono ancora 5,4 milioni di lavoratori dipendenti  in smart working, che diventano oltre 7 se si considerano anche gli autonomi.

Per oltre 7 aziende su 10 i vantaggi dello smart working superano le criticità tanto che il 68% ha deciso che prolungherà le attività da remoto anche nella “nuova normalità” verso la quale faticosamente ci avviamo.

Proviamo a capire cosa accadrà quando saremo fuori dall’emergenza, nel settore privato e in quello pubblico.

Il termine per l’utilizzo della procedura semplificata di comunicazione dello smart working è stato esteso sino alla fine dello stato d’emergenza, ovvero fino al 31 luglio 2021. Fino ad allora non servirà l’accordo individuale tra azienda e lavoratore per avviare o proseguire il lavoro agile e il regime semplificato potrebbe essere addirittura prorogato fino a settembre. Per il futuro, invece , la strada tracciata prevede la possibilità che il lavoro agile possa proseguire sulla base di un accordo quadro volontario fra le parti sociali, magari con il supporto di incentivi fiscali e altro. Quando torneremo alla normalità, dunque, per lo smart working saranno necessari gli accordi individuali.

Diverso, invece, il discorso per la Pa. Il decreto proroghe, varato dal governo il 29 aprile, ha fatto saltare l’obbligo dello smart working al 50%, stabilendo che il lavoro agile nel settore pubblico si potrà proseguire in deroga fino alla definizione delle nuove regole con il contratto nazionale e comunque non oltre la fine dell’anno.

Venendo al futuro, se per le attività che si possono condurre con modalità smart le norme sui piani organizzativi per il lavoro agile prevedevano che i dipendenti si potessero avvalere dello smart working “almeno per il 60%”, ora la percentuale del 60% sparisce e il minimo passa dal 30% al 15%.

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