Alto Calore, ora tremano i 125 comuni soci

L'eventuale fallimento dell'Alto Calore rischia di trascinare con sé molti comuni soci, visto che perderanno quote societarie e crediti con l'ente. "Incredulo, ma eviteremo il fallimento: la mia gestione non è in discussione, Acs è sulla via del risanamento" così commenta la richiesta della procurai numero uno di Alto Calore Michelangelo Ciarcia. Di altro avviso Festa: "Lo dicevo da tempo, ma ero l'unico. Ringrazio i giudici"

Dopo la richiesta di fallimento della procura, a tremare non è solo Corso Europa. Nel panico sono andati anche i 125 comuni soci del consorzio idrico, distribuiti tra Irpinia e Sannio, che vedono i loro rendiconti finanziari a forte rischio. In caso di default dell’Alto Calore infatti, i comuni perderanno oltre alle loro quote che compongono il capitale sociale di Acs per un totale di 27 mln di euro, anche tutti i crediti chirografari derivanti dagli storni per depurazione e condotte fognarie.

Sono soprattutto i piccoli comuni a vacillare: per alcuni di loro perdere somme a sei zeri può voler dire fallimento annunciato.

“Siamo certi che supereremo le criticità – la reazione del presidente di Alto Calore Michelangelo Ciarcia- sono rimasto incredulo rispetto alla scelta della procura e ancora non conosco le carte; so solo che durante il mio operato ho fatto un ottimo lavoro e sento di avere la coscienza a posto. I problemi vengono dal passato – conclude – ma dimostreremo con gli avvocati che l’ente ha imboccato da tempo la strada per il risanamento, eviteremo il fallimento, dispiace solo per il danno di immagine che complica i rapporti con i fornitori”.

Intanto fuori da Corso Europa infuria la polemica politica: Ciampi e Sibilia del Movimento 5Stelle, entrambi autori di esposti contro la società, si dicono amareggiati. “L’ho detto in tutti i modi, il calvario si poteva evitare”, le parole del sottosegretario mentre il consigliere regionale pretende ora “una operazione verità sui conti”; la sinistra annuncia una conferenza stampa mentre la Cgil parla di “drammatica beffa a 10 anni dal referendum sull’acqua pubblica”. E sembra quasi esultare invece il sindaco Gianluca Festa: “Sono stato una vox clamantis in deserto, più volte avevo chiesto altri percorsi per Alto Calore ma sono rimasto inascoltato, venendo quasi considerato come un nemico. Ringrazio i giudici per il lavoro certosino svolto, ora è importante che a pagare non siano i dipendenti”

I commenti sono chiusi.