Politiche sociali, Festa sconfessato dai suoi dirigenti: “Azienda inattiva e mai operante”

Dopo il forfait di Marotta, anche il revisore dei conti (e perfino il direttore generale) certifica in una nota la completa inattività dell'azienda consortile, ribaltando tutti gli assunti del sindaco Festa. La funzionaria in questione ha anche presentato le sue dimissioni. Un disastro acclarato, quello delle politiche sociali, che ora attendono solo l'ufficialità del commissariamento della Regione

“L’azienda consortile del piano di zona di Avellino non risulta attiva ed operante”. Poche e concise righe, scritte non da qualche giornalista rosicone come noi, che denunciamo i disservizi dell’ambito da almeno 5 anni, nemmeno dagli uffici della regione, che secondo il sindaco Festa stanno facendo sulle politiche sociali “speculazione politica”.

A metterle nero su bianco, in una nota inviata a tutti i sindaci del consorzio e anche agli uffici di Palazzo Santa Lucia, è stato il revisore dei conti dell’azienda, il funzionario del comune di Avellino Angela Stramaglia, nominata in quel ruolo proprio dallo stesso Festa. In risposta alle sollecitazioni degli altri sindaci, che hanno chiesto chiarimenti in merito al funzionamento del consorzio, la funzionaria ha replicato che “l’azienda consortile”, varata da Festa lo scorso dicembre, “non risulta affatto attiva e operante”, come tra l’altro, aggiunge, “dichiarato più volte anche dal direttore generale” Vincenzo Lissa, che è anche segretario generale di palazzo di città, e che ricopre il duplice ruolo sempre per volontà di Festa.

Insomma, a certificare il disastro e il blocco delle politiche sociali di Avellino e hinterland, che opera su un bacino di 100mila persone che si vedono negati diritti e servizi basilari, sono gli stessi dirigenti del comune capoluogo.

E dopo il forfait di Marotta, il responsabile finanziario che aveva comunicato di “non aver mai svolto incarichi nell’azienda”, contrariamente da quanto sostenuto da Festa, ora arriva la nota del revisore dei conti, che ha aggiunto anche la volontà di volersi dimettere.

Niente atti, niente dirigenti, niete servizi agli utenti, Festa appare solo sulla barca che affonda, trascinando giù assieme a lui tutti i cittadini costretti a rinunciare a politiche sociali degne di questo nome.

In tutto questo, la Regione continua ad assistere allo sfacelo facendo poco o nulla, dunque complice del disastro, concedendo ulteriori dieci giorni per produrre la documentazione necessaria per evitare il commissarimento, richiedendo ancora una volta il famoso regolamento approvato nell’assemblea “corsara” da festa e quattro sindaci (su sedici), dunque evidentemente non ritenuta valida da Napoli.

Nel frattempo, avvertita l’aria che tira, le stesse cooperative che da dieci anni lavorano nel piano di zona, senza nessun criterio di rotazione e non producendo nessuna rendicontazione sul lavoro svolto, stanno richiedendo a piè sospinto i saldi delle fatture.

Chissà che prima di un commissario non metta piede su questo scandalo qualche organo inquirente

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