“CONTRIBUTI” FEMMINILI TRA REALTÀ E MITO: NEFERTITI

Il busto della regina Nefertiti, sposa reale del faraone Akhenaton (18^ dinastia: 1552-1305 a.C.), trovato (1912 d.C.) a Tell el-Amarna ed oggi custodito al Museo Egizio di Berlino, rappresenta una bellezza senza tempo, forse il più bel volto femminile dell’antichità.

Lei rimane al fianco del suo sposo fino al dodicesimo anno del suo regno (1364-1347 a.C.), dopo di che scomparve dalla vita politica.

Lui spostò la capitale a Tell el-Amarna, a metà strada tra Menfi e Tebe, dando inizio alla cosiddetta rivoluzione amarniana, che introduceva il culto per un solo dio, il dio solare Aton, privando di potere tutte le altre caste sacerdotali, con la proibizione di altri culti, anche se la gente comune continuò segretamente ad adorare gli antichi dei.

Evidentemente il giovane sovrano Amenolfi IV, poi chiamatosi Akhenaton (“Colui che è utile al dio Aton”) non approvava l’atteggiamento dei sacerdoti di Tebe, che giudicava troppo materialisti e presi dalle questioni temporali, dimentichi, per la ricchezza, dei propri doveri; e di loro pertanto non voleva essere succube. Ma quei sacerdoti, pur chinando il capo ai voleri del faraone, non intendevano certo rinunciare alle loro prerogative e quindi, in attesa che passasse la tempesta, complottavano nell’ombra.

Ma, nella sua coraggiosa “avventura” di cambiamento, Akhenaton appare sempre con al suo fianco la moglie Nefertiti (“La bella è venuta”), la sola forse che condivideva le sua concezioni religiose, incoraggiandolo ad attuarle, e che lo sostenne consentendogli di realizzare, sia pur contro corrente, il suo breve sogno monoteista. E così poté sorgere la nuova capitale ricca di templi, edifici, case; ed in essa il suo coniuge poté incontrare l’unico dio da adorare.

Inoltre i due evidenziarono sempre il loro legame familiare e di amore coniugale: Lui è raffigurato nell’atto di “coccolare” una delle piccole figlie, mentre la sua sposa ne tiene un’altra sulle ginocchia ed una terza gioca con una collana d’oro.

A quel sovrano non interessava il potere temporale, ma purtroppo non fu capito da coloro che lo accusavano di essere un rivoluzionario.

Alla sua imprevista morte, grande enigma della storia egizia, tutta la popolazione lasciò subito la nuova capitale per ritornare a Tebe; e ciò che Akhenaton, con l’affetto di Nefertiti, aveva creato in breve tempo scomparve, mentre il suo sogno si dissolveva nel tramonto del dio Sole.

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