IL CORSIVO – Le Regionali della Campania e la Sibilla…. Fiorentina
Sabato a Genova, nel discorso di apertura all’assemblea nazionale di “Italia viva”, riferendosi alle elezioni regionali (forse) d’autunno, il leader Matteo Renzi ha detto tra l’altro: “Non ci possiamo permettere di lasciare fuori quelli che non amiamo molto a sinistra, a cominciare dai Cinquestelle, ma non ci possiamo permettere nemmeno di lasciare Vincenzo De Luca fuori, perché in questa partita, se l’obiettivo è vincere, bisogna vincere in Campania, bisogna vincere in Puglia, dove nessuno può permettersi di ricattare Antonio Decaro…”.
Naturalmente, Renzi ha accennato anche alla Toscana e alle Marche, due Regioni dove i pronostici più favorevoli sono per il campo progressista; e si è ben guardato dal commentare il Veneto, dove non pare ci siano speranze per la coalizione testé citata comunque vadano le cose nell’area di centrodestra (leggi caso Zaia).
Il nodo maggiormente aggrovigliato, tanto da potersi trasformare in cappio per l’alleanza Pd-5 Stelle-Compagnia varia ed eventuale, è di sicuro quello della Campania. Lo fa capire con un giro di sottili allusioni Matteo Renzi. Il quale, nonostante Italia viva non riesca a schiodarsi dal 2 per cento di forza elettorale, continua ad occupare un posto di primo piano dell’intelligenza politica italiana. Intelligenza e altrettanta furbizia, ci permettiamo di aggiungere, perdippiù sostenuta da una notevole dose di cinismo.
L’intelligenza è tutta nel lucido avviso ai naviganti circa il rischio di affrontare un mare agitato con assenze molto significative nella composizione della squadra di comando e dell’equipaggio. La nave del campo progressista – dice in sostanza Renzi – senza un De Luca, non solo a bordo, ma con dignità di protagonista, può ridursi a un vascello destinato ad infrangersi contro gli scogli burocratici e politici della Regione italiana tra le più complesse da gestire. Il leader di Italia viva conosce bene la Campania ed ancor meglio lo spessore politico-culturale e il pragmatismo amministrativo dell’attuale presidente della giunta regionale. Il centralismo perfino anti-democratrico di Elly Schlein potrebbe ricavare non poco giovamento dai consigli e dalla capacità d’analisi di Renzi, seppure con tutte le precauzioni che sarebbe saggio prendere nei confronti di ogni intelligente-furbo.
È furbo, Renzi. Anche nelle cose che ha detto sabato in apertura dell’assemblea nazionale di Iv ha dimostrato tanta furbizia. La furbizia è consistita nel dosare bene l’ambiguità del suo Oracolo sulle regionali della Campania. Una roba all’altezza della Sibilla Cumana (un po’ di campanilismo non guasta!). Lo ripetiamo per dare immediata continuità al concetto, ha detto: “Non ci possiamo permettere di lasciare fuori quelli che non amiamo molto a sinistra, a cominciare dai Cinquestelle, ma nemmeno di lasciare De Luca fuori…”.
La Sibilla Fiorentina sa bene che il Pd di Elly Schlein ha deciso, non oggi ma già nel febbraio 2023 (Vittoria alle Primarie segreteria nazionale grazie al voto esterno grillino), che nella spartizione delle Regioni la candidatura alla presidenza della Campania sarebbe andata al M5S. Non solo. All’epoca fu anche deciso, nelle segrete stanze, che il candidato sarebbe stato Roberto Fico.
La Sibilla Fiorentina sa di più. Sa che il vangelo secondo De Luca farebbe passare per la cruna dell’ago perfino il cammello carico di tutti i 5Stelle, ma mai il nome di Fico quale candidato presidente. L’ambiguità cerchiobottista di Renzi è di non dire chiaramente che va bene (per vincere) l’alleanza con i Cinquestelle, va bene anche assegnare al Movimento il candidato presidente, ma almeno il nome del candidato andrebbe scelto con De Luca, ovvero con chi potenzialmente porta all’alleanza il maggiore apporto di consensi, comunque la quota necessaria per poter vincere le elezioni.
L’oggettiva anomalia, in questa vicenda, è che Schlein e i suoi più accaniti sostenitori, quasi tutti ricchissimi portatori di chiacchiere ma poveri di consensi elettorali, si consentano il lusso di trattare De Luca come l’ultimo arrivato nel Pd e nella maggiore istituzione politica della Campania, la Regione per la quale si andrà a votare, appunto.
Eppure una soluzione politica ci sarebbe per ridare il minimo sindacale di senso all’aggettivo democratico ch’è nel nome stesso del Partito di Schlein e compagni, e che dovrebbe essere congenito alla natura di Avs e del M5S. Una soluzione semplice, la scelta del candidato presidente attraverso le Primarie, la stessa che ha portato “democraticamente” la Schlein alla segreteria nazionale del Pd nonostante la sonora bocciatura inflittale dai tesserati (ossia gli iscritti, i “soci”) del Partito Democratico.
Perché No? Qualcuno lo spieghi. Magari lo spieghi il commissario del Pd regionale, Antonio Misiani, un gentiluomo bergamasco che si è talmente affezionato a Napoli da non volersene più andare, tant’è che a distanza di due anni dal suo insediamento non si è ancora deciso a convocare il congresso. Evidentemente perché ritiene i democratici campani incapaci di autodeterminazione politica, ovvero incapaci di intendere e di volere.
Magari – perché no? – lo spieghi il sindaco di Napoli, Manfredi. Il quale, in assenza degli organi regionali di partito, ha potuto consentirsi il lusso, in più uscite pubbliche, di nominare virtualmente Roberto Fico candidato presidente della giunta regionale. A riprova di quanto abbiamo scritto sopra, e cioè che la scelta Fico è stata decisa già da tempo e che il copione della recita a soggetto di queste ultime settimane è stato scritto dai ben noti e più volte succitati personaggi del teatrino Pd.
Come finirà? Secondo il teatrino, ci sono sondaggi in base ai quali il campo progressista vincerebbe le elezioni con il 60 e più per cento anche senza De Luca. Chi ha commissionato questi sondaggi e a chi sono stati commissionati? Perché non vengono resi ufficialmente pubblici dai partiti del campo progressista? Tutto può essere, per carità. Ma proprio tutto. Napoli, ad esempio, non è soltanto la capitale delle Grandi (vere) Bellezze. Lo è anche dell’arte dei falsari: falsari di monete e falsari elettorali.
Tuttavia, e in conclusione, si dice in giro che anche quella dei falsari elettorali è un’attività “democratica”, lecitamente consentita e rigorosamente coperta dalla “ragion democratica” di partito. Arieccoci con l’aggettivo magico che predica bene e razzola male!
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