IL CORSIVO – L’educazione sessuale a scuola e i lacciuoli del Ddl
Speriamo di non dover trascorre l’estate – da casa al luogo di lavoro, dal bar alla palestra, dalla vacanza al mare o in montagna – con il nuovo tormentone che si annuncia sull’Educazione Sessuale e Affettiva a scuola.
Il disegno di legge al riguardo reca il numero 2423, è stato approvato in Consiglio dei Ministri il 30 aprile scorso su proposta del titolare dell’Istruzione, Valditara, ed è attualmente oggetto delle audizioni presso la Commissione Cultura della Camera.
Il punto che appare più controverso è l’obbligo del consenso informato scritto, da parte dei genitori, per tutte le attività scolastiche legate alla sfera affettiva e sessuale. Secondo l’idea proposta dal ministro, come riferisce un articolo apparso su Open.it, le famiglie dovranno ricevere almeno sette giorni prima una comunicazione dettagliata su contenuti, modalità e relatori coinvolti. Ma non mancano altri paletti, ognuno dei quali farà di certo aprire lunghissimi ed oziosi dibattiti parlamentari e scontri e grida isteriche nei talk show. Sicché una questione decisamente delicata e complessa diventerà più materia da spettacolo che utilmente pedagogica.
Appropriato, saggio, realistico e pragmatico, allora, si rivela l’allarme lanciato dal garante dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione Puglia, Ludovico Abbaticchio, nel corso di una delle audizioni presso la suddetta commissione. Ha detto: “Mentre il Parlamento discute, i nostri ragazzi apprendono la sessualità dal porno e con un click sul proprio cellulare”.
È un po’ il senso restituito, nella metafora medico-sanitaria, da un altro antico saggio mai smentito dai fatti: “Mentre i medici studiano – e che “medici” in questo Parlamento!, ci permettiamo di aggiungere – il paziente muore.
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