IL CORSIVO – I dazi all’Europa dell’«amico» Trump

Avete tutti letto o ascoltato l’essenza della lettera che il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha inviato alla Presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen.
Riproponiamo le parti essenziali del testo a chi non l’avesse letta o ascoltata. E la riproponiamo anche alla nostra stessa attenzione, giusto per essere certi che non abbiamo sbagliato a leggere o ad ascoltare, tanto “sorprendente” – per contenuti e toni autocelebrativi, ironici e irriverenti, essa appare. Leggete.
“È un grande onore per me spedirle la lettera che dimostra la forza e l’impegno verso le nostre relazioni commerciali e il fatto che gli Stati Uniti hanno accettato di continuare a lavorare con l’Unione Europea nonostante abbiamo uno dei più vasti deficit commerciali con voi. Quindi vi invitiamo a partecipare alla straordinaria economia degli Usa, il mercato numero uno del mondo…
A partire dal primo agosto caricheremo sull’Unione Europea una tariffa di solo il 30% su tutti i prodotti spediti negli Stati Uniti… Il 30% è un limite molto inferiore di quello di cui abbiamo bisogno per eliminare il deficit commerciale”.
Come se non bastassero batosta, ironia e irriverenza, il Presidente Usa non è riuscito a sottrarsi alla tentazione della minaccia, in assoluta coerenza con la sua smisurata passione per i film western, dei quali predilige la parte del bandito e non già dello sceriffo simbolo ed eroe della legalità.
La lettera, infatti, continua così: “Le merci transitate da altri Paesi per eludere una tariffa più elevata saranno soggette a quella tariffa maggiore…”. Quindi l’intimidazione finale, “pistola” alla tempia: “Se reagirete con altre tariffe il vostro importo verrà aggiunto alla cifra iniziale”.
Va doverosamente aggiunto che questa cinica “pazziella” del Presidente Usa, secondo gli esperti in materia, peserà (in danno) circa 35 miliardi di euro sulla bilancia commerciale italiana con la conseguente perdita di un numero notevole di posti di lavoro. Un disastro.
Cosa dire? Abbiamo un Trump che in men che non si dica sta distruggendo rapporti consolidati – politici, storici, sociali e umani – praticamente con l’intero Occidente usando la guerra commerciale. E abbiamo un Putin che in buona sostanza vuole ricomporre l’Impero Sovietico con la minaccia dell’Atomica. Tutt’e due, di fatto, stanno lavorando a loro insaputa per la Terza Guerra Mondiale e naturalmente Nucleare, posto che il resto del Pianeta non starebbe a guardare inerme i loro porcacci comodi. Possibile che al cospetto di questi avanzati sintomi di follia non ci siano due psichiatri – uno americano e uno russo – disposti a provvedere?
Intanto ci consentiamo il lusso di rivolgere una domanda dichiaratamente retorica alla nostra beneamata Premier: è ancora convinta che l’amico Donald meriti sorrisi, abbracci e baci sempre calorosamente dispensati? Non ci potremmo limitare – diciamo così – alla stretta formale, possibilmente nemmeno troppo stretta?
Per par condicio, una domanda – identica modalità di cui sopra – va fatta anche ai leader politici – Salvini, Conte e “Sinistri” a vario titolo in testa – e a un bel po’ di opinionisti italiani affascinati dalla mitica postura zarista di Putin: sono ancora convinti che il Capo del Cremlino sia “nu bbuono guaglione” per il quale andrebbe avviato il processo di beatificazione e non già per crimini di guerra?

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