Maturi o avariati?
Continua la cronaca sugli studenti che fanno scena muta agli esami di Maturità.
Su una testata nazionale leggo quanto segue:
“La commissione d’esame gli scrive una lettera: «Una furbata. Se sei contro il sistema, allora rinuncia al diploma»”.
Io direi di più: “allora rinuncia ad istruirti, vai a lavorare – sempre se ci riesci – e lascia il tuo banco a chi vorrebbe studiare, ma magari non se lo può permettere, perché a sedici anni deve contribuire in famiglia.
La fortuna di questa minoranza (per ora) che dissente dal pulpito di un banco di scuola di fronte ad una commissione di professori che di mestiere “professano” e sono legalmente abilitati a valutare i loro allievi (come da regole centenarie) sono, ahimè, i media a caccia di scoop.
Eh sì, perché la spavalderia esibizionista di un gruppetto di fanciulli in cerca di autori pronti a digitare titoli e articoli che li esaltano come “eroi del loro tempo”, ha avuto la fortuna di essere assecondata.
Il goal è stato fatto, non c’è dubbio, il risultato è stato ottenuto, la furbata ha funzionato.
Giorni e giorni di aggiornamenti e di commenti su stampa, tv e social, un trionfo di like e di seguaci che nemmeno andando in video da Maria De Filippi si sarebbero sognati di avere.
Non nego che mi spaventa il rischio di epidemia e di viralità. Già mi vedo la catena di dissensi e di “proteste pretestuose”, di emulazioni prive di fondamento che potrebbero diffondersi, soprattutto grazie ai social, negli istituti superiori.
Eroi nazionali, stelle nascenti, esempi di coraggio e di ribellione alla sottomissione.
Per fortuna esiste ancora qualche professore che ha il coraggio di metterli di fronte alle loro responsabilità e alla superficialità insensata di gesti simili.
La vita, cari ragazzi, sarà un proliferare di dissensi e di critiche, di successi e di sconfitte e con la scena muta, oltre a dichiararsi perdenti, purtroppo, non si mangia.
Se è vero che la mela marcia contamina quella sana, la velocità con la quale oggi ci si infetta, grazie ai social e al traffico di notizie compulsive, non mi fa sentire molto tranquilla.
Inoltre, considerando che la tendenza del momento nel campo della moda, del design della musica, delle passioni in generale è il “vintage”, non mi stupirebbe assistere alla nascita di nuove “sardine”, tipo movimento nostalgico della contestazione studentesca, che si radunano online e in presenza con qualche striscione immortalandosi in selfie e slogan antisistema.
Un sistema nel quale non si riconoscono, non solo perché lo contestano a priori, ma perché lo vorrebbero a loro immagine e somiglianza.
Il loro sistema ideale sarebbe, una volta inseriti nel mondo del lavoro, ricevere il bonifico a fine mese tra ovazioni, titoli di giornali e like sui social facendo scena muta? Magari contando ad alta voce le ore e i minuti che mancano per staccare dal lavoro, parlando tra di loro maniacalmente di ferie, mostrando irrequietezza e svogliatezza davanti ai clienti? Questo, ahimè, è già lo spaccato reale del mondo del lavoro di un certo “ceto” giovanile.
Studiare serve ragazzi, e serve anche avere il coraggio di affrontare i professori che, più o meno simpaticamente, qualcosa in più di voi sanno fare.
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