IL CORSIVO – IL DRAMMA “NEET” E IL PROGETTO “DEDALO”
Messa peggio di noi è soltanto la Romania. Una magra consolazione. Non è il campionato europeo di calcio. Si tratta di un “gioco” infinitamente più importante. È la classifica del numero (e percentuale) di giovani italiani – compresi nella fascia di età 15-29 anni – che non studiano né lavorano. Una piaga profonda, che incide molto più di quanto si pensi sui processi di sviluppo economici e sociali dell’Italia.
Lo studio riferito al 2024 sui Neet – acronimo in lingua inglese che sta per “Not in Education, Employment or Training (“Non studiano e non lavorano”, appunto) – registra per il nostro Paese numeri decisamente drammatici. I giovani in condizione Neet sono oltre due milioni, pari al 15,2%. Ci supera la Romania con il 19,4%, a fronte della media Ue che è dell’11% e che mira a scendere al 9% entro i prossimi cinque anni.
Per aiutare i Neet – ampio servizio nel Corsera on line di ieri, dal quale attingiamo – è nato il progetto Dedalo, un “osservatorio-laboratorio” permanente, il cui compito è di “monitorare, capire e affrontare il fenomeno dei giovani che si allontanano dalla scuola e da qualsiasi percorso formativo e lavorativo”.
Semplice comprendere che si tratta di un supporto di straordinaria valenza per i governi che volessero intervenire fattivamente con politiche giovanili meglio adeguate alla complessa realtà delle dinamiche lavorative sempre più condizionate dall’evoluzione tecnologica.
Sarebbe compito della Politica utilizzare al massimo l’opportunità di “Sapere” offerta dal progetto Dedalo. Lecito chiedersi, tuttavia, se all’interno dei poteri decisionali delle nostre istituzioni centrali e periferiche ci sia la necessaria volontà di ascoltare, virtù in forte contrasto con l’esercizio di parlare e agire a vanvera.
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