Non un semplice innaffiare
In queste mattinate di un luglio caldo come non mai, urge, nelle prime ore, dover provvedere ad innaffiare tutte le piante, potarle se necessario, sfrondarle per fornirle di maggior respiro e far sì che possano abbeverarsi di ogni goccia d’acqua a loro destinata.
È un’attività a cui mi dedico ogni mattina prima che il sole sia troppo alto nel cielo. E ultimamente nel farlo mi torna sempre in mente il vecchio romanzo di Valerie Perrin dal titolo “Cambiare l’acqua ai fiori”, per quanto io non faccia questo in un cimitero, bensì nel giardino di casa mia!
E nel farlo, mi rendo conto della bellezza e dell’importanza del tempo dedicato a simili cure, perché in realtà, non si tratta di un semplice innaffiare. No, per me è molto di più.
È ritagliarmi uno spicchio di tempo, sia pur breve, in cui nel silenzio incomparabile delle prime ore del giorno, da sola con me stessa, posso ripensare e analizzare episodi, comportamenti sbagliati subiti, il privilegio di talune belle amicizie, il valore reale delle cose e delle persone. E’, insomma, concedersi con calma degli spazi, staccarsi da tutto il resto e provare a comprendere, a cercare risposte o a cogliere il senso reale di ciò che viviamo a volte in modo troppo vorticoso.
Così, seguendo vari fili logici e illogici che si accavallano nella mia mente, ad esempio rifletto su chi ha un Q.I. superiore alla media e mi rendo conto di conoscere personalmente qualcuno con simili doti. Ma subito dopo penso che le migliori intelligenze sono, secondo me, quelle che si mantengono, perché no, in un range medio o medio-alto, ma che affiancano a questa qualità altri importanti valori inestimabili, quali l’empatia o un minimo di senso etico, affinché la genialità non venga usata in modo malvagio, illegale e a proprio esclusivo vantaggio. Il mondo, credo, ha bisogno più di una sana ed equilibrata umanità che di una perfida acutezza.
E rifletto, poi, anche sul valore sproporzionato che attualmente la società e le ragazze danno alla bellezza, di talché si è soliti inseguire per lo più modelli di perfezione esteriore, senza al contempo pensare a nutrire pure una bellezza interiore, l’unica realmente capace di donare una luce speciale ad ogni viso e ad ogni personalità.
Ed è proprio sulla scorta di queste mie astruse riflessioni mattutine, che mi vengono in mente in ordine sparso mentre spargo acqua nei vasi, che mi reputo fortunata di poter annoverare tra le mie amicizie delle persone belle davvero, di quelle che emanano una luce particolare, dotate di una sana intelligenza, con le sue sfaccettature cioè di umanità e di altruismo. Chi non sa riconoscere di avere questa fortuna, magari perché sopraffatto da una insana concentrazione solo su sé stesso, è condannato a vivere in una perenne povertà e ad oscurare la ricchezza di cui è fortunosamente dotato.
Insomma, tra schizzi d’acqua e fiori assetati, anche alla mia età cerco ogni giorno di ritagliarmi del tempo per riflettere ed apprendere.
E qualcosa la imparo persino dalle piante, dal loro saper aspettare il tempo della fioritura o rispettare quello del letargo, dal cercare nutrimento nelle profondità, dal saper rinascere, al di là, a volte, di ogni aspettativa, dal loro protendere lo sguardo verso il cielo.
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