IL CORSIVO – I dazi di Trump e Robin Hood

I dazi imposti da Donald Trump all’Europa e buona parte del resto del mondo porteranno nelle casse degli Stati Uniti, secondo gli esperti, centinaia di miliardi di dollari. Un bottino destinato a creare enormi problemi economici e finanziari soprattutto ai Paesi dell’Occidente, a cominciare proprio da quelli europei.
In una delle sue ultime compiaciute esternazioni, il Presidente Usa ha voluto sottolineare che il frutto stramiliardario generato dall’imposizione delle tariffe non sarà utilizzato solo per ridurre il debito pubblico americano, che è la sua priorità assoluta. Poiché la “rapina” in danno degli altri Paesi ammonterà davvero ad un Everest di soldi, una parte consistente sarà distribuita tra i cittadini degli States a basso e medio reddito.
Ora, è anche probabile che una volta tanto, invece di continuare ad arricchire se stesso, effettivamente Trump toglierà qualcosa agli altri per darla ai meno abbienti (ammesso pure, ma non concesso, che il reddito medio americano, come quello basso, sia al limite del tozzo di pane). Ciò che non convince affatto è la postura di Donald nei panni del novello Robin Hood.
L’immaginario eroe del Regno Unito, infatti, “rubava” ai ricchi in Patria, non all’ “Estero”, per poi dispensare la refurtiva ai povericristi suoi connazionali. Non solo. Il simpaticissimo amico Robin restituiva ai cittadini dal primo all’ultimo centesimo l’abusivo surplus di tasse raccolto dal venalissimo Sceriffo di Nottingham. Trump se ne frega delle tasse che pagano gli americani. L’unica contabilità che gli interessa sono i suoi guadagni casualmente sempre più cospicui. registrati nel corso del suo primo mandato, e che continua a crescere a dismisura anche in coincidenza con l’avvio del secondo mandato.
Sul fronte opposto, Robin Hood, impegnato com’era da mattina a sera a lavorar per gli altri, il tempo per far soldi non sarebbe riuscito a trovarlo nemmeno se Nostro Signore gli avesse allungato le giornate da 24 a 48 ore.

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