Alto Calore a gestione pubblica picconato dalla politica. E l’Ente Idrico Campano si defila

Tra le polemiche per gli aumenti tariffari e i ritardi nella sostituzione delle reti colabrodo l’Alto Calore resta nel guado. Non ha ancora ottenuto dall'Ente Idrico Campano il contratto di servizio quinquennale per operare. Si decide il 26 agosto su tariffe e investimenti. Ma sul debito il tribunale non attende

È chiamato a fronteggiare una vera e propria tempesta perfetta l’Alto Calore Servizi, che si appresta a vivere il Ferragosto più difficile nella sua storia ottantennale. Dopo il via libera sofferto arrivato nel Consiglio di Distretto Idrico Irpino, lo schema regolatorio non è stato ratificato ieri dall’Ente Idrico Campano, che ha visto andare deserta la riunione dell’Esecutivo. Una doccia gelata, quella arrivata da Napoli per i dirigenti dell’azienda, che al momento non dispongono della programmazione finanziaria e in conto capitale fino al 2029. Nel mezzo di una emergenza idrica che va avanti da anni, oggi l’azienda rischia la paralisi. La importante seduta che avrebbe dovuto decidere le sorti anche di un’altra provincia calda dal punto di vista idrico, quella di Caserta, è stata aggiornata al 26 agosto, ma per l’azienda irpina si tratta a questo punto di una data fondamentale e cruciale come mai fino ad ora. Se non arriverà la ratifica del provvedimento, ha spiegato il direttore generale ai sindaci riuniti in assemblea nei giorni scorsi, mancheranno le risorse finanziarie per proseguire. In sostanza, senza la omologazione del piano finanziario sulle nuove tariffe e gli investimenti, quindi, Alto Calore non potrà onorare gli impegni. Mentre alcuni sindaci, come Spera, Musto e Spagnuolo, chiedono di approfondire, cresce in molti settori della politica la propensione verso una privatizzazione che a questo punto appare davvero vicina.

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