IL CORSIVO – Fontana, la Lega e il fondoschiena del Sud Italia

A differenza del proverbiale Lupo, la Lega non perde il vizio e nemmeno il pelo. Anzi, deve essere stato proprio il pensiero del “pelo”, metaforicamente parlando, ad ispirare l’espressione utilizzata dal governatore della Lombardia, Attilio Fontana, nel corso dell’intervento al congresso della giovanile del partito giovedì a Busto Arsizio.
Ha detto – alludendo all’ex Generale ed attuale europarlamentare Roberto Vannacci – che «c’è qualcuno che vuole vannaccizzare la Lega». Subito aggiungendo: «Io dico “Col ca….” che ci riesce».
Al governatore Fontana bisogna in tutta onestà riconoscere una rigorosa coerenza con le radici leghiste. Già in quel “c….” si è potuto leggere la perenne continuità di stile con l’eloquio anatomico caro a Umberto Bossi (“La Lega ce l’ha duro”). Ancor più l’inossidabile orgoglio delle origini è testimoniato da un’altra affermazione molto enfatizzata da Fontana quando si è rivolto direttamente ai giovani in sala: “Io sono della Lega, della Lega lombarda. I nostri valori sono sempre gli stessi: il Nord, la difesa della nostra Lombardia dal neocentralismo che si vede avanzare. E mi auguro che questi siano anche i vostri valori”.
Cosa dire? Più chiaro di così non si potrebbe. In una manciata di secondi, con quelle parole, involontariamente, Fontana ha svelato anche il senso vero e profondo del Grande Bluff riformista dell’Autonomia, almeno di quella concepita dal Signor Ministro Calderoli. Ovvero d’un altro ineffabile leghista convinto d’essere “duramente” dotato per l’assalto finale al fondoschiena del Sud Italia.

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