IL CORSIVO – A PROPOSITO DEL LEONCAVALLO

I cortei di protesta, ieri a Milano, sul caso Leoncavallo. Il diritto di manifestare è sacrosanto e va sempre sostenuto, chiaramente a condizione che non degeneri in aggressioni alle Forze dell’Ordine: che sono lì – ricordiamolo – a fare il proprio dovere per garantire la legalità. Le tensioni non sono mancate nemmeno in questa circostanza. E non poteva essere diversamente. Tuttavia, non pare sia accaduto alcunché di grave.
Fa discutere, piuttosto, il profilo politico-istituzionale della vicenda. Ieri, a margine del Forum di Cernobbio, sollecitato a rispondere sullo sgombero del Leoncavallo, il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha ribadito che il centro sociale di Milano autogestito “era stato chiamato a pagare il risarcimento dei danni per l’illegittimità, sancita dalla magistratura, dell’occupazione abusiva della struttura. Quindi abbiamo fatto la cosa più normale di questo mondo”.
Insomma, una spiegazione chiarissima e ineccepibile. Ma la volontà politica di contestare a prescindere è diventato un tratto identitario di alcuni settori della sinistra. Stavolta ci ha pensato il leader di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, a “politicizzare” il concetto di legalità. Ha detto: “È importante difendere gli spazi di cultura e socialità, è importante difendere ciò che libera le vite dalla cultura di mercato”.
Giusto, giustissimo: ma chi lo nega, Onorevole Fratoianni?
Ha aggiunto: “Il Leoncavallo è un bene prezioso, riportarlo ad una logica commerciale è sbagliato. La sua storia straordinaria va difesa”.
Giusto, giustissimo anche questo: e allora, Onorevole Fratoianni?
Ha detto ancora: “Lo sgombero va contestato in sé, allude ad una idea inaccettabile delle nostre città, delle relazioni. Questa è una questione politica”.
Eh no, proprio no, Onorevole Fratoianni: lo “sgombero in sé”, ossia la vicenda concreta di cui si parla e per cui si manifesta, è una questione di legalità. Non la porti a disperdere nella facile retorica del genericismo politico. Perché, facendo così, altro non si fa che alimentare la cultura dell’illegalità.
Qui c’è un atto, deciso per competenza dalla magistratura, al quale si è data la doverosa esecuzione. Che si fa: difendiamo l’autonomia costituzionale del Potere Giudiziario un giorno sì e uno no?
Giusto per esemplificare, seppure con riferimento ad altro, le occupazioni abusive degli immobili, diciamo pure le “case”, non devono necessariamente spianare la strada per il Parlamento europeo a fortunati “attivisti politici” di turno.
Non riguarda il Leoncavallo. Suvvia, Onorevole Fratoianni… Cum grano Salis!

I commenti sono chiusi.