IL CORSIVO – Le ultime parole famose di Elly Schlein

Le ultime parole famose della leader Pd, Elly Schlein, ieri al Forum Ambrosetti: “Ci abbiamo messo un po’ di tempo a costruire una coalizione coesa ma in tutte le Regioni dove si va al voto siamo presenti con la stessa coalizione, e non è che ci siamo messi d’accordo contro questo governo, ma faticosamente ci siamo accordati sui programmi tassello per tassello”.
Cosa dire? È del tutto evidente che la segretaria del Partito Democratico sta raccontando un film politico non ancora proiettato nelle sale cinematografiche delle sei Regioni chiamate alle urne. Nessuno, finora, ha sentito parlare di programmi. Le uniche scene d’un certo interesse rassegnate dai partiti del campo largo hanno riguardato, piuttosto, le profonde divisioni all’interno del Pd specialmente in Campania, Puglia e Toscana.
Quanto alle “coalizioni regionali coese” a immagine e somiglianza del “campo largo nazionale” – beh! – le parole di Schlein sembrano denunciare una sorta di auto-punizione da contrappasso. Sulla Politica Estera, che mai come in questa fase sta condizionando i processi di sviluppo e la sicurezza del Paese, Pd-M5S-Avs-Più Europa-Renzi-Mastella e compagnia cantando parlano lingue tra loro distanti e incomprensibili. Altrettanto si registra per le Politiche Economiche e Ambientali, manco a dire di Lavoro, Istruzione e Sanità: a meno che non si dichiari, e soprattutto si dimostri, che Pd e M5S in particolare – figurarsi poi Renzi – non si siano reciprocamente convertiti ciascuno al vangelo predicato per anni dall’altro.
La verità è che l’unica coesione dei soggetti politici del campo largo è il comune interesse a sfrattare Giorgia Meloni da Palazzo Chigi per poi scannarsi tra di loro. Un orizzonte – diciamolo pure – che non pare il massimo nemmeno delle minime ambizioni politiche.
Per carità, non è che nel centrodestra si eccelli per coerenza e concordia. Al confronto con la Meloni, Giobbe è assimilabile all’essenza paradigmatica dell’impazienza, posto che sopportare i continui duelli al calor bianco tra Salvini e Tajani è d’aspiranti beati. Ma è proprio la debolezza intrinseca di questo centrodestra che pur vince, al fondo delle cose, la prova d’un campo largo sostanzialmente troppo eterogeneo per conquistare la maggioranza dell’elettorato.
In conclusione, è altamente probabile che la partita delle imminenti regionali sarà vinta per cinque a uno dalle conflittuali ammucchiate che vanno da Avs a Mastella passando per Pd e M5S. Ma non è affatto scontato che da questo esito discenderà automaticamente il buongoverno delle sei Regioni al voto, men che meno il cambio di guardia a Palazzo Chigi tra due anni. Serve altro. E non è roba da poco.

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