Lo champagne dell’ inferno

Abbiamo perduto la percezione tragica dell’essere. Aldo Grasso scrive sul Corriere della Sera:

“Lo straziante silenzio che avvolge le macerie ancora fumanti del Constellation è rotto dal rumore degli impianti di risalita, dalla gente che si accalca per non rinunciare alla sciata, o dai virtuosi della pista di ghiaccio. Come se nulla fosse accaduto, come se la morte fosse rinchiusa dalle transenne di ferro che delimitano il luogo dell’incendio. La sera, pub e ristoranti stracolmi”.

 

Dopo aver trascorso ore e ore di voyerismo a cercare morbosamente su YouTube i video più cruenti dell’incendio che ha divorato decine di ragazzi intenti a divertirsi e a “scherzare col fuoco”; dopo aver commentato retoricamente la presunta disperazione dei genitori e delle famiglie coinvolte, l’irresponsabilità dei proprietari del locale di Crans Montana e la mancanza di norme di sicurezza adeguate ad un locale come Constellation, meno male che Aldo Grasso accende un riflettore potente sull’indifferenza, altrettanto altisonante e compulsiva, di chi, nel giro di 24 ore, ha accantonato il senso più profondo della tragedia e il rispetto per le vittime, godendosi la sciata o la nottata mondana a Crans, proprio lì, come se niente fosse.

 

Tutto ciò risuona come un campanello d’allarme molto serio, un invito a riflettere sulla percezione del dolore di questi tempi. Siamo alle solite: spettacolarizzazione della tragedia umana e dell’atrocità, unita alla totale indifferenza del “day after”. Una combinazione esplosiva, tanto quanto quella avvenuta tra champagne e candeline ardenti la notte di Capodanno.

Sono rimasta impressionata dai video che mostrano i teen agers alle prese con la telecamera dello smartphone mentre la sala prende fuoco, primo segnale di qualcosa che non torna…ma nel rispetto di quei ragazzi che non ci sono più, non vado oltre.

Chi, invece, mi disgusta e non mi fa trattenere, è colui il quale, per voyerismo, si è recato in quel luogo maledetto, il giorno dopo, nel desiderio conscio di essere proprio lì, per postare e ostentare

“ho sciato a Crans Montana”.

Lo hanno fatto in tanti, tra orrore e ribrezzo di chi, come Aldo Grasso, ha il coraggio di parlarne.

Il degrado dell’anima che si vende per un post spettacolare su instagram è in crescita esponenziale; “stiamo paralizzando le nostre anime”, stiamo perdendo la sensibilità al dolore e, ancor prima, la percezione della realtà. Stiamo veramente entrando all’inferno, tutti, anche noi che non abbiamo avuto la sfortuna di rimanere bruciati in una taverna, la notte di Capodanno, in Svizzera.

Il rogo è per tutti.

Lancio un grido di dolore e un messaggio autentico, per quel che possa valere, diretto alle famiglie di quei ragazzi divorati dal fuoco maledetto:

“Scusate, scusateli, perdonateli perché sanno quello che fanno, sanno di essere indifferenti al significato autentico della tragedia, sanno di giocare con il dolore e di essere sordi al pianto, ma non riescono proprio più a farne a meno”.

I commenti sono chiusi.