IL CORSIVO – SE AVESSERO ASCOLTATO DRAGHI…

Non ha sorpreso l’annuncio che sarà assegnato a Mario Draghi il prestigioso Premio Internazionale 2026 “Carlo Magno”. Non ha sorpreso perché sono indiscutibili i meriti speciali del nostro grande economista nella promozione dell’unità europea. Non a caso, nelle loro motivazioni i giurati hanno aggiunto e sottolineato un appello alla Commissione Ue e ai Capi di Stato e di governo europei affinché – in questa fase particolarmente drammatica del Vecchio Continente – venga attuato con urgenza il “Rapporto Draghi” del 2024 sulla competitività.

Dopo l’annuncio del Premio, l’ex presidente della Bce ed ex presidente del Consiglio è intervenuto attraverso un video-messaggio condividendo appieno le sollecitazioni dei giurati. “Questa decisione – ha detto Draghi – arriva in un momento in cui l’Europa ha molti nemici, forse più che mai, sia interni che esterni… Dobbiamo superare le nostre debolezze autoinflitte. E dobbiamo diventare più forti: militarmente, economicamente e politicamente”.

Le parole di Draghi saranno indigeste per non pochi soggetti politici, non solo italiani. Ma nemmeno questo sorprende. Sono gli stessi soggetti che nel 2024, scientificamente o meno, hanno snobbato le indicazioni di Draghi, contribuendo a farle restare al palo. Un anno perso in discussioni noiose e ipocriti pacifismi che alla fine si sono risolti nel favorire il gioco dei neo-imperialisti modello – indifferentemente – Putin o Trump.

C’è ancora tempo per rimediare? Gli esperti rispondono Sì. Ma è poco. Molto poco

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