IL CORSIVO – TRUMP, IL CORAGGIO DI MACRON E L’IMBARAZZO DI GIORGIA MELONI
È opinione abbastanza diffusa che non sempre i francesi eccellano in simpatia. Diciamolo: in qualche senso e misura, ritengono di avere nel Dna la parte migliore di Napoleone. Sicché accade che spesso e volentieri si sentano essi stessi, non già discendenti indiretti del Grande Bonaparte, ma suoi cloni di “primissima scelta”.
Prendete il Presidente Emmanuel Macron. È uno che se la tira senza risparmio, convinto che nelle sue vene scorra sangue napoleonico, nonostante passi nell’immaginario collettivo più come tenero figliuolo della moglie Brigitte che come erede dell’ “Ei fu” poeticamente immortalato da Manzoni oltre che dalla Storia.
Tuttavia – in questa fase drammatica della geopolitica internazionale, che vede l’Europa strapazzata un giorno da Trump e l’altro da Putin – non si può non riconoscere al Presidente della Repubblica francese d’essere stato il politico europeo che con maggiore determinazione ha detto cose che ben interpretano il sentimento d’una larghissima fetta di cittadini europei.
La prima cosa è che Trump si sta comportando da bullo con le minacce dei dazi. La seconda è che non si può accettare passivamente la legge del più forte che Trump vuole imporre: questa strada porterebbe l’Ue in una condizione di vassallaggio rispetto agli Stati Uniti, incoraggiandone l’approccio colonialista. La terza è che appare necessario rispondere alle provocazioni del Presidente Usa con il “bazooka”, ossia con “il meccanismo che consente all’Unione europea di reagire a forme di coercizione economica (come i dazi di Trump, ndr) attivate da altri Paesi”. La quarta è che il multilateralismo è indebolito da poteri che lo ostacolano, la qualcosa è preoccupante perché in questo modo si stanno eliminando le strutture – colloqui e diplomazia – che potrebbero efficacemente affrontare situazioni complesse.
La posizione del Presidente Macron può essere condivisa o meno. Ma certamente produce effetti di sicuro rilievo. Quello che interessa il nostro Paese è il risalto che conferisce all’imbarazzo sempre più evidente della Premier di tenersi buono Trump e, contemporaneamente, di difendere gli interessi dell’Italia e dell’Europa. Fino a che punto Giorgia Meloni potrà governare un equilibrio reso ancora più problematico dalle quotidiane sortite guastatrici e anti-Europa di Salvini?
Alla Premier è stato riconosciuta la capacità di muoversi abilmente nelle relazioni della Politica Estera. Tuttavia, alla luce di quanto sta accadendo con l’irresponsabile protagonismo dell’Amico Trump, non è azzardato ipotizzare che proprio la Politica Estera diventi il tallone d’Achille della presidente del Consiglio, ovvero la caduta del governo e la probabile fine anticipata di questa legislatura
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