Irpinia e Sannio per ora insieme nell’Alto Calore in attesa della Corte dei Conti

Lo stop imposto dai giudici contabili all’ingresso di Benevento nel capitale della Sannio Acque rischia di ritardare l'uscita di 31 Comuni dall'azienda idrica di Avellino

Solo pochi giorni fa sembrava ad un passo lo scorporo dei 31 Comuni sanniti dall’Alto Calore Servizi, quando la Regione Campania ha affidato il servizio idrico per 27 anni alla società mista costituita nel Beneventano. Ma lo stop imposto dalla Corte dei Conti all’ingresso di Benevento nel capitale della Sannio Acque Srl rimette in discussione l’intero progetto sostenuto dall’Ente Idrico Campano. Sostenibilità finanziaria e convenienza economica dell’operazione, capitalizzazione e l’attuale piano economico finanziario, sono tra gli ostacoli indicati dai giudici contabili attraverso i tanti rilievi mossi nel suo parere negativo. Soprattutto, l’adesione progressiva degli enti locali al capitale iniziale figura al centro delle osservazioni mosse dalla Corte, che resta in attesa delle controdeduzioni. La notizia rappresenta una tegola per l’Ente Idrico Campano, che a tre anni dalla attivazione dei poteri sostitutivi regionali per l’affidamento del servizio idrico integrato ancora non riesce a dividere la gestione dell’acqua tra Sannio e Irpinia, dove anche l’Alto Calore è alle prese con le sue difficoltà. Mentre attende la conferma del servizio idrico integrato per la provincia di Avellino oltre la scadenza del 31 dicembre 2027, l’azienda di corso Europa fatica a recuperare gli 11 Comuni ancora serviti in Alta Irpinia dall’Acquedotto Pugliese.

I commenti sono chiusi.