Irpiniambiente (contro tutti) attende ad Avellino il verdetto decisivo del Tar Campania

Nel 2010 la politica la impose sul privato come argine al rischio di infiltrazione criminale nella gestione dei rifiuti ad Avellino, ora è stata scaricata. Sindacati pronti a mobilitarsi

Costituita oltre sedici anni fa per gestire in provincia di Avellino la transizione dall’emergenza ventennale in Campania dei rifiuti verso il ritorno dei poteri ordinari in capo agli enti locali, la società pubblica unica per raccolta e trattamento – Irpiniambiente – potrebbe vivere gli ultimi giorni della sua storia. La prossima settimana i giudici del Tar Campania decideranno l’esito della controversia legale sui costi tra l’ente d’ambito di Avellino e l’azienda interamente partecipata dalla Amministrazione provinciale. Irpiniambiente rischia di fermarsi per mancanza di liquidità, nonostante il credito consolidato verso i Comuni salito a livelli record. Se i giudici amministrativi riconosceranno legittimo l’abbattimento unilaterale dei costi deliberato da 21 committenti e avallato dall’Ato, la gestione pubblica affidata a Sergio Crivaro dovrà ridisegnare l’intera spesa, da cui dipendono per i servizi 93 Comuni e per l’organizzazione industriale circa 500 dipendenti. Per ora non hanno prodotto risultati apprezzabili sia l’appello lanciato dal Presidente della Provincia Fausto Picone, che ha chiesto di sbloccare il pagamento delle tariffe di quest’anno ai sindaci, sia la mediazione della Prefettura di Avellino, che si prepara a riconvocare il tavolo di crisi dopo il giudizio al Tar. Imposta nel 2010 dalla politica sul privato come argine al rischio di infiltrazione criminale nella gestione dei rifiuti ad Avellino, Irpiniambiente si ritrova scaricata da tutti, a partire proprio dalle rappresentanze istituzionali, che restano alla finestra in attesa degli eventi. Tra qualche giorno, nel frattempo, i sindacati potrebbero annunciare quella mobilitazione che in questi anni hanno solo minacciato, senza passare alle vie di fatto.

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