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	<title>Emozioni sul pentagramma &#8211; ITV Online &#8211; Irpinia TV Avellino</title>
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	<description>Notizie, approfondimenti e TV on demand</description>
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		<title>Ti ho incontrato a Napoli</title>
		<link>https://www.itvonline.news/2024/03/06/ti-ho-incontrato-a-napoli/</link>
		<pubDate>Wed, 06 Mar 2024 08:21:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Meoli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Emozioni sul pentagramma]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Gabriele Meoli</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="comunicato">
<p>“Me so’ ‘mbriacato ‘e sole”, “Vierno”, “Aggio perduto ‘o suonno” e (principalmente) “Anema e core” accompagnate dal suono suadente di una chitarra e recitate da una voce particolarmente espressiva, come quella di Roberto Murolo, riuscivano a farci sognare nei lontani anni cinquanta.</p>
<p>Già nel 1949, in un freddo mattino d’autunno, era salpata dal porto di Napoli l’ultima nave che trasportava in America un gruppo di “spose di guerra”.</p>
<p>Queste ragazze, a volte già con in braccio un piccolo figlio, andavano a raggiungere il “boy” che, conosciuto magari in un locale da ballo, aveva loro dichiarato di amarle e volerle sposare .</p>
<p>Erano amori tra popolane (Carmelina, Assuntina, Nannina) e militari anglo-americani, celebrati anche da canzoni come “Dove sta Zazà” e “Tammurriata nera”, od anche “Angelina” e “Io t’ho incontrato a Napoli”, “Rosamunda” e “Lilì Marlene”, che fecero poi diffondere e praticare anche il frenetico boogie woogie.</p>
<p>Si cantava con ottimismo “per vedere solo te, per restare insieme a te, Angelina,io vengo in questa pizzeria” oppure “ci sposeremo a Napoli quando il mondo pace avrà…” Erano i tempi di Franco Ricci (pseudonimo di Salvatore Sebastiano, nato a Napoli nel 1916 e ritornatovi nel 1943 per cantare brani di lirica nonché canzoni napoletane, di cui fu apprezzato interprete)</p>
<p>In quello stesso periodo si affermò altresì Amedeo Pariante, nato nel 1915, che divenne un divo esaltato col suo “filo di voce”.</p>
<p>Ma, a salvaguardare la sopravvivenza della canzone napoletana, rispetto ai nuovi gusti per il “ritmato”, che pure andava avanzando, entrò in scena il cantante che in breve tempo divenne il nuovo divo del pentagramma partenopeo, Roberto Murolo, il quale ne favorì il rilancio nel 1948, senza ricorrere al ritmo.</p>
<p>Egli era figlio del noto poeta Ernesto Murolo ed era nato a Napoli il 23 gennaio 1912.</p>
<p>Da giovanissimo Roberto amava ascoltare musica operistica; da bambino, sino all’età di otto anni, accompagnato nella villa comunale dalla cameriera, anziché mettersi a giocare con i coetanei, preferiva ascoltare musica dinanzi alla “cassa armonica”, su cui il maestro di banda Raffaele Caravaglios dirigeva opere liriche.</p>
<p>Rossini era il suo autore preferito.</p>
<p>Successivamente, all’età di dieci anni, cominciò a frequentare gli spettacoli di Piedigrotta; e, pur apprezzando Louis Armstrong e Bing Crosby, amò sempre gli insegnamenti dei più famosi cantanti di Napoli, Pasquariello, Parisi, Papaccio, inizialmente affascinato da un’esibizione dei Miles Brothers, un complesso americano di quattro giovani, che si avvalevano della sola chitarra, ma, con le mani davanti alla bocca, riuscivano ad imitare gli strumenti così da sembrare un’orchestra.</p>
<p>Sulle orme di Miles Brothers, Murolo, con tre suoi coetanei, fondò il quartetto Mida che prendeva nome dalle iniziali dei suoi componenti (Murolo, Imperatrice, D’Iacova, Arcamone); e, dal 1936 al 1938, si esibirono con canzoni napoletane, tra cui “Maria, Marì”, o altre canzoni in voga, come “Tiripiripin”, o addirittura motivi americani e inglesi come “Dipsy Doole”</p>
<p>Nel 1938, il quartetto Mida venne scritturato da Henry Fleming e cominciò a girare in Italia e poi all’estero (Parigi, Ungheria, Romania, Bulgaria, Turchia, Spagna).</p>
<p>Infine, per la stanchezza di tanti spostamenti, nel maggio del 1946, il quartetto si sciolse.</p>
<p>Assalito da malinconia per non poter più lavorare “in quartetto”, Roberto Murolo, su invito del suo fratello maggiore Massimo, si trasferì a Capri, che fece la sua fortuna.</p>
<p>Colà nel locale “Tragara Club” aperto dal vecchio amico di famiglia Arnaldo Garzia, Roberto fu sollecitato a suonare e cantare; e lui, con la sua chitarra e con la sua voce, chiara ed intima, interpretò vecchi motivi partenopei, riportando un vero trionfo.</p>
<p>Fra i forestieri presenti a Capri c’era il direttore del night romano “Le Pleiadi”, che volle subito scritturare Murolo, il quale, con le sue canzoni, nell’inverno del 1943, incantò i romani.</p>
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		<title>Emozioni sul pentagramma</title>
		<link>https://www.itvonline.news/2024/01/11/emozioni-sul-pentagramma-renato-carosone/</link>
		<pubDate>Thu, 11 Jan 2024 09:03:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Meoli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Emozioni sul pentagramma]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.itvonline.news/?p=106791</guid>
		<description><![CDATA[<p>di Gabriele Meoli</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="comunicato">
<p>Renato Carosone nacque a Napoli il 20 giugno 1920 e si diplomò giovanissimo nel 1937.</p>
<p>Iniziò la sua carriera artistica a Massaua, nel 1937, portando in giro compagnie di rivista per i nostri coloni e soldati dell’Africa orientale.</p>
<p>Lavorò con lui il comico Renato Rascel, insieme al quale ottenne grande successo ad Addis Abeba nel 1938, e, con un gruppo di altri artisti, nel 1940.</p>
<p>Successivamente si affermò al teatro “Odeon” dell’Asmara, con la sua “compagnia di arte varia&#8221;.</p>
<p>Dopo nove anni di vita africana, rientrò a Napoli e riconsiderò, nel 1946, con diversa visione la canzone italiana e quella napoletana.</p>
<p>Dal 1946 al 1949, Carosone si esibì come pianista con varie orchestre, soprattutto nei night, trasferendosi da Napoli a Roma e maturandosi al “Colibri, al “Bernini” ed in altri locali alla moda. A Napoli, nel 1949, diede vita, con Wan Wood e Gegè Di Giacomo, alla sua prima formazione, che, nel 1951,si trasformò da trio in quartetto.</p>
<p>A Milano, in un grande spettacolo, partecipò anche Luis Satchmo Armstrong.</p>
<p>Renato Carosone diede un rilancio internazionale non solo alla canzone napoletana, ma addirittura alla canzone italiana, che stava perdendo quota.</p>
<p>Infatti, i giovani, attirati dai Platters e da Frankie Laine, erano stanchi di “sdolcinature” e cominciavano a preferire dischi americani incisi in lingue inglese, poiché più che il fatto raccontato con le parole, a loro interessava la musica ed il modo di cantare.</p>
<p>Carosone non solo riconobbe questo stato di fatto, ma vi intervenne creando una nuova canzone italiana capace di competere con quella americana.</p>
<p>Egli tese anche a fare spettacolo, creando un’atmosfera da udire, una “sceneggiata” con il coretto, la voce saltellante del nastro registratore che torna indietro, la sirena ,il fischietto, l’ocarina, il campanaccio delle vacche, la tromba d’automobile.</p>
<p>Nel 1958, Carosone lanciò “’O sarracino” e “Torero”; nel 1959 “Caravan petrol”; ed in cinque anni ottenne ben cinquantotto successi.</p>
<p>Ebbe numerosissimi imitatori, nonché seguaci; ed il 7 settembre 1960, quando era all’apice della popolarità, annunciò, nel corso di una trasmissione televisiva il suo addio all’arte (non subito creduto da noi spettatori), affermando che anche i leaders debbono saper lasciare al momento giusto.</p>
<p>In quella serata di commiato, venne eseguita, fra le altre canzoni, anche “Scapricciatiello”, nell’arrangiamento di Carosone e già resa celebre grazie all’interpretazione di Aurelio Fierro, canzone che aveva rinverdito le antiche glorie di Piedigrotta e che, all’indomani della scomparsa di Zi Teresa, aveva fatto pensare ad un ritorno alle origini.</p>
<p>Carosone rimase soltanto un poco vicino alla musica leggera, presentando “Gondolì, gondolà” al festival di Sanremo ed aprì per breve tempo una sala di registrazione a Milano.</p>
<p>Poi lasciò anche questa città, che aveva decretato il suo successo, e si trasferì in montagna, lui napoletano, uomo di mare, nell’alta Valle Imagna, sulle prealpi orobiche.</p>
<p>Spiegò, senza mostrare rammarico, di aver lasciato così presto dicendo “il mio momento stava passando, definitivamente, senza possibilità di ritorno; dopo essere stato per tanto tempo all’avanguardia, non potevo farmi spingere dietro le quinte senza rimanere scioccato” “Per rimanere a galla, avrei dovuto farmi crescere i capelli e mettermi ad urlare; quello era il tempo di Dallara, non il mio; oggi io suono il pianoforte per me stesso e trovo che è molto bello”.</p>
<p>Una speranza di tornare ad essere numero uno gli sarà rimasta nel cuore.</p>
<p>Pur avendo ricevuto offerte di lavoro, per l’estate, da ogni parte d’Italia, egli non volle rinunciare a Capri.</p>
<p>Intanto, nel 1948, aveva lanciato “Scalinatella” e ripreso “Mi so ‘mbriacato ‘e sole”, raggiungendo la sua massima celebrità nel 1950, con “Anema e core”, che rappresentò l’inizio di una nuova scuola e l’avvento di parolieri ad altissimo livello.</p>
<p>Fu opera di Tito Manlio (pseudonimo di Domenico Titomanlio) nato a Napoli nel 1901 e formatosi alla scuola del poeta Galdieri.</p>
<p>Tito Manlio scrisse la sua prima canzone nel 1927, intitolata “Casarella”, applaudita da migliaia di napoletani la sera dell’esordio, presenti anche il trasvolatore De Pinedo e lo scultore Gemito.</p>
<p>Nel 1935 Tito Manlio si trasferì a Roma, ove ebbe la funzione di propagandista, presso una casa editrice musicale.</p>
<p>Venne molto apprezzato per la sua composizione ”Voglio vivere così col sole in fronte” e, durante la guerra, con la canzone patriottica “Caro Papà”.</p>
<p>Roberto Murolo, che nel 1951 aveva scritto i versi di “O Ciucciariello” (Musicata da Nino Oliviero), interpretò anche vari film, tra cui “Tormento” (con Amedeo Nazzari ed Yvonne Sanson.) e “Tre passi a nord” (con Aldo Fabrizi e Lea Padovani). La chitarra fu lo strumento che accompagnò sempre Murolo nella sua scalata al successo.</p>
<p>Nello stesso anno 1959, insieme ad “Anema e core”, nacque “Luna Rossa” di Vincenzo De Crescenzo e Vian (pseudonimo di Antonio Viscione), il più strepitoso successo del dopoguerra, che parla di un innamorato il quale passeggia contando le stelle “ca so’ asciute, con “mani int’a sacca e bavaro aizato”.</p>
<p>Nel successivo anno 1951, nel quale si inaugurò a Sanremo il primo Festival della canzone italiana, si affermò anche “Aggio perduto ‘o suonno” di Alvise Natili e Gino Redi.</p>
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		<title>Canzoni di guerra</title>
		<link>https://www.itvonline.news/2023/11/03/emozioni-sul-pentagramma-4-canzoni-di-guerra/</link>
		<pubDate>Fri, 03 Nov 2023 10:15:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Meoli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Emozioni sul pentagramma]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Gabriele Meoli</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="comunicato">
<div class="comunicato">
<p><strong>&#8211; di Gabriele Meoli &#8211;</strong></p>
<p>“Caro Papà”, “Lilì Marleen”,”La sagra di Giarabub”, “La canzone dei sommergibili”, tra le varie canzoni trasmesse dalla radio specialmente nei programmi serali,furono gli inni che maggiormente accompagnarono la seconda guerra mondiale nei suoi momenti lieti o tristi, animati dalla speranza della vittoria o dall’incubo della sconfitta.</p>
<p>”Vincere” (o “Vinceremo”) fu il più ufficiale slogan politico, che apparve scritto anche sui muri (oggi sbiadito dal tempo), insieme ai titoli delle altre canzoni di guerra dedicate ai vari corpi di aviatori, carristi, marinai.</p>
<p>E fu proprio la Marina la forza su cui l’Italia, trascinata in guerra, poté maggiormente contare nella speranza di salvarsi, sostenuta dai suoi uomini valorosi, che combattevano sul fondo del mare, nel buio dei loro sommergibili.</p>
<p>Nello sfilare delle loro “Torrette nere”, si inneggiava, così, contro il nemico, da colpire e seppellire senza pietà, meritando &#8211; l’incubo della morte imminente &#8211; soltanto una “risata” o una “alzata di spalle” ed essendo comunque immancabile la “vittoria finale” (“andar pel vasto mar, ridendo in faccia a monna Morte ed al Destino, colpir e seppellir ogni nemico che s’incontra sul cammino. E’ così che vive il marinar, nel profondo cuor dell’immenso mar; del nemico e delle avversità, se ne infischia perché sa che vincerà”).</p>
<p>E intanto occorreva vagheggiare l’autotutela, per provvedere “da noi stessi al nostro mantenimento” a riguardo di ogni prodotto.</p>
<p>Le donne collaborano, sostituendosi agli uomini in attività un tempo a questi riservate; e ogni aiuola o pezzetto di terra vengono trasformati in “orticelli” per favorire l’economia di Stato.</p>
<p>Ai fini del risparmio, anche l’automobile viene sostituita dal mezzo, più economico, della bicicletta.</p>
<p>Benché l’Italia dovesse cantare “Cuori e motori d’assaltatori”, forse la risata in faccia a Monna Morte era una risata di disperazione.</p>
<p>Ed il cuore degli assaltatori era spesso di padri italiani, ai quali si immaginava inviata la lettera o cartolina della canzone “Caro papà” dal bambino, piccolo guerriero (“Anch’io combatto, anch’io fo’ la mia guerra con fede, con amore e disciplina…e curo l’orticello ogni mattina, orticello di guerra; e prego Iddio che vegli su di te, babbuccio mio”); bambino che giustificava la sua commozione dicendo “son lacrime d’orgoglio, credi a me”.</p>
<p>Questa canzone divenne popolare proprio per la carica emotiva che la animava e per l’angoscia della distanza sconfinata tra il figlio ed il padre, nonché per le lacrime sincere che si piangevano allorché la mamma porgeva il foglio al bambino perché scrivesse anche lui qualcosa o mandasse i saluti al genitore lontano.</p>
<p>Intanto i soldati italiani resistevano disperatamente nell’oasi di Giarabub, anche senza pane, senza piombo per i moschetti e senz’acqua, animati dall’illusione che la fine dell’avversario belligerante potesse realizzarsi proprio a cominciare da Giarabub.</p>
<p>E la canzone celebrativa della relativa sagra descriveva l’evento con le iniziali parole “Inchiodata sul palmeto, veglia immobile la luna; a cavallo della duna sta l’antico minareto”. La canzone si diffuse inevitabilmente, poiché il martirio di Giarabub fu cosa autentica ed al di là dell’odio bellico ci fu il rispetto che i difensori dell’oasi imposero a gente d’ogni schieramento.</p>
<p>Ma, tra tutte le canzoni del tempo d guerra, nessuna ebbe la notorietà d Lilì Marleen, motivo d’origine tedesca, adottato indistintamente dai soldati di tutti i front e cantata in molteplici lingue.</p>
<p>E mentre si moltiplicano le iniziative a favore dei combattenti (con la “befana del soldato”, posti di ristoro per militari, doni ai feriti negli ospedali), la radio, ogni sera, trasmette inni patriottici, tra cui la più bella canzone Lilì Marleen, che fu un inno internazionale, pieno di pietà.</p>
<p>Parla di due innamorati del tempo di guerra, tra l’altro dicendo : “Tutte le sere, sotto quel fanal, presso la caserma ti stavo aspettar.Anche stasera aspetterò e tutto il mondo scorderò, con te, Lilì Marleen, con me, Lilì Marleen”….,” O trombettiere, stasera non suonar, una volta ancora la voglio salutar, addio piccina dolce amor, ti porterò sempre nel cuor, con me, Lilì Marleen”…</p>
<p>E inoltre : “Dammi una rosa da tener sul cuor, legala col filo dei tuoi capelli d’or…” e prosegue con altri versi che soltanto il ricordo può farti riascoltare, sia pure in frammenti.</p>
<p>Anche la produzione cinematografica degli anni quaranta adottò motivi di canzoni belliche per l’accompagnamento musicale di molti suoi film.</p>
<p>La canzone di Lilì Marleen fu lanciata per radio con la voce dell’attrice-cantante Lale Andersen, che divenne celeberrima, appartenente ad una famiglia ebrea con sentimenti antinazisti, come si seppe; e che aveva tentato di fuggire dalla Germania, sotto la minaccia di finire in un lager, e cercò anche di avvelenarsi con i barbiturici; minaccia per colei che ormai tutti chiamavano Lilì Marleen e che cessò soltanto quando lei riuscì davvero a fuggire.</p>
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		<item>
		<title>Canta Rabagliati</title>
		<link>https://www.itvonline.news/2023/10/23/emozioni-sul-pentagramma-canta-rabagliati/</link>
		<pubDate>Mon, 23 Oct 2023 09:14:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Meoli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Emozioni sul pentagramma]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Gabriele Meoli</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="comunicato">
<p><strong>&#8211; di Gabriele Meoli &#8211;</strong></p>
<p>Nella storia del costume della sua epoca, Alberto RaBagliati ebbe il destino di passare da sconosciuto a erede di Rodolfo Valentino. A seguito di un concorso cinematografico, divenne, da studente appena diciottenne, un divo della celluloide.</p>
<p>Di lui si è detto che, nella ruota della fortuna, imparò qualcosa da ogni avversità, non smise mai di osare, non ebbe vergogna di apparire fatuo e superficiale, ma, di fronte a eventi collettivi e gravi come la guerra, seppe dimostrare quanta umanità profonda si nascondesse dietro quella apparente leggerezza.</p>
<p>Morto, nel 1926, Rodolfo Valentino, e con milioni di donne prese da isterismi per tale perdita, la casa cinematografica Fox offrì ad esse una nuova immagine da idolatrare; e così, tra centinaia di migliaia di foto di giovani inviate per concorrere nella selezione, Rabagliati risultò vincitore, divenendo il nuovo Valentino.</p>
<p>Pertanto si recò ad Hollywood speranzoso, ma essendosi nelle more affievolito il ricordo di Valentino, l’ambiente del cinema non sentì più la necessità di rimpiazzarlo con un altro “bel tenebroso”; sì che Rabagliati venne trascurato ed il suo contratto annullato, tanto che ebbe bisogno di essere sostenuto di suo compatrioti nel girare il film “Sei tu l’amore”.</p>
<p>Senonché questo film fu un fallimento, poiché non lo vide nessuno e valse solo a far tornare Rabagliati in Italia.</p>
<p>Egli allora, con la sensazione sgradita di un povero emigrante approdato in America e poi rientrati in Italia, si diede da fare per sopravvivere, posando per le cartoline all’epoca apprezzate e partecipando ai primi fotoromanzi.</p>
<p>A toglierlo dall’anonimato giunse il complesso dei “Leucona Cuban Boys”, con i quali Rabagliati conquistò il successo.</p>
<p>Ebbe un incidente sentimentale per aver corteggiato, senza saperlo, la moglie del campione del mondo dei pesi massimi, Jack Dempsey; per il che, per tre mesi, gli convenne star lontano da Hollywood.</p>
<p>Poi fece la corte alla seducentissima attrice Mary Duncan, la quale non rivelò a Rabagliati di aver già come corteggiatore il Direttore generale della Fox William Sheenan, che stava sostenendo la fama del nuovo Valentino, ma reagì contro di lui, strappando il contratto e revocando i vantaggi prima attribuitigli, nonché intimandogli di lasciare subito la lussuosa villa concessagli.</p>
<p>E così il fallimento hollywoodiano di Rabagliati venne attribuito a banali questioni di donne: ed egli cominciò a “far la fame” per cercarsi un lavoro nel giro deli emigranti più umili, finendo addirittura come “lavapiatti”, in un ristorante gestito da un italiano, dove rimase per altri due anni.</p>
<p>Ma poi, entrato finalmente alla radio, divenne un divo di primo piano della canzone, grazie anche alla sua voce “strana ed esotica”, nonostante la novità del suo stile “sincopato” non rigorosamente italiano.</p>
<p>Egli, pertanto,, sostenuto dal Maestro d’Anzi, incise anche uno dei primi dischi con sorprendente successo, che conquistò anche la radio.</p>
<p>In essa divenne uno dei divi più gettonati, con un programma radiofonico personale, lanciando sempre nuove canzoni, che divenivano da subito un successo, e partecipando a “sagre canore”, che lo rendevano sempre più popolare. Successivamente incontrò di nuovo i Leucona, che lo scritturarono, lo vestirono da cubano, dandogli fiducia sin da farlo divenire il oro direttore.</p>
<p>Ma poi, quando nel 1939 si cominciò a parlare di guerra, Ravagliati lasciò i Leucona, che se ne tornarono in America e lui tentò di inserirsi da italiano in Italia.</p>
<p>Divenne qui un vero mito, persino protagonista di novelle e racconti di sogni di sospirose fanciulle innamorate che custodivano nei propri libri la foto di Rabagliati e spasimavano per sentirlo cantare.</p>
<p>La Radio gli attribuì un intero programma intitolato al suo nome, che divenne emblematico nella canzone “Quando canta Rabagliati”.</p>
<p>Seguirono tante altre canzoni inneggianti all’amore ed alla bellezza ideale di donne,quali “Serenata a Dàina”, “Santa”, “Bambina Innamorata”, “Passione”, “Milena”, “Addio Juna,”Il primo pensiero”, “Via Veneto”.</p>
<p>E così Rabagliati diviene anche attore di successo, al cui fianco i registi pongono le attrici più belle del momento, costruendogli le avventure più adatte al suo aspetto di buon ragazzo insieme alle sue migliori canzoni, come nel Film “Una famiglia impossibile”, “La scuola dei timidi”, “Lascia cantare il cuore”.</p>
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		<title>Motivi in passerella</title>
		<link>https://www.itvonline.news/2023/09/11/emozioni-sul-pentagramma-2-motivi-in-passerella/</link>
		<pubDate>Mon, 11 Sep 2023 07:32:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Meoli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Emozioni sul pentagramma]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Gabriele Meoli</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="comunicato">
<p><strong>&#8211; di Gabriele Meoli &#8211;</strong></p>
<p>Negli anni trenta/quaranta, visse la sua stagione d’oro lo spettacolo italiano della rivista, del quale fu entusiasmante emblema la ben nota ed attesa “passerella” conclusiva della rappresentazione.</p>
<p>Era il 1927, allorché vi diede il “via”, la compagnia teatrale che faceva capo a Milly.</p>
<p>Ma già nel 1923 era apparsa sulla scena la biondissima ed elegante Wanda Osiris, la “prima signora” della rivista italiana, della quale è tuttora, tra l’altro, indimenticabile quel suo modo di presentarsi sul palcoscenico scendendo dall’alto di una scala e cantando con uno stile tutto suo.</p>
<p>Amministrava la propria presenza in scena, porgendo con poca voce e molto garbo le sue canzoni, quali “Ti parlerò d’amore”, “Capocabana”, “Sentimental”, “Cheri Cheri” e con intorno la corte dei suoi “boys”.</p>
<p>Intanto ci si avvicinava agli anni quaranta e la canzone della rivista diveniva sempre più un prodotto già utilizzato dalla radio e contenuto nei dischi.</p>
<p>Ed, infatti, tutte le compagnie del teatro leggero divennero “miste”, comprendendo elementi derivati dalla rivista ed elementi provenienti dalla radio.</p>
<p>Era tempo ormai di ospitare sul palcoscenico personaggi di primo piano : Carlo Dapporto che esordì nella rivista nel 1935 e si affermò come primo attore al fianco di Wanda Osiris e poi con Isa Bazzizza. Di questo fine dicitore e tra le sue numerosissime produzioni teatrali, vale ricordare almeno la sua canzone “Il Gagà”, e, delle sue “macchiette”, quella di “Agostino”.</p>
<p>Dal mondo della rivista (per poi passare al teatro ed al cinema), ebbe successo altresì Nino Taranto, specialmente con le sue “canzoni-macchietta” quali “Carlo Mazza”, “Ciccio formaggio”, “Come son nervoso”, “Agata”.</p>
<p>E, primo fra tutti, comparve il personaggio-valanga Totò (“Sua Altezza Imperiale Antonio De Curtis Gagliardi Ducas Commesso di Bisanzio”), di cui solo troppo tardi si comprese la grande personalità divenuta indimenticabile ed inarrivabile.</p>
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