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	<title>Storie di gente e di luoghi &#8211; ITV Online &#8211; Irpinia TV Avellino</title>
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	<description>Notizie, approfondimenti e TV on demand</description>
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		<title>Anais Ginori e la “Cronosofia”</title>
		<link>https://www.itvonline.news/2023/02/22/anais-ginori-e-la-cronosofia/</link>
		<pubDate>Wed, 22 Feb 2023 08:55:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Anna Carmen Lo Calzo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie di gente e di luoghi]]></category>

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		<description><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="320" height="478" src="https://www.itvonline.news/wp-content/uploads/2021/07/anna-carmen-lo-calzo-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://www.itvonline.news/wp-content/uploads/2021/07/anna-carmen-lo-calzo-1.jpg 320w, https://www.itvonline.news/wp-content/uploads/2021/07/anna-carmen-lo-calzo-1-201x300.jpg 201w" sizes="(max-width: 320px) 100vw, 320px" /></div>
<p>di Anna Carmen Lo Calzo</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="320" height="478" src="https://www.itvonline.news/wp-content/uploads/2021/07/anna-carmen-lo-calzo-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://www.itvonline.news/wp-content/uploads/2021/07/anna-carmen-lo-calzo-1.jpg 320w, https://www.itvonline.news/wp-content/uploads/2021/07/anna-carmen-lo-calzo-1-201x300.jpg 201w" sizes="(max-width: 320px) 100vw, 320px" /></div><div class="coll-umanita">
<p><img class="alignleft size-full wp-image-66344" src="https://www.itvonline.news/wp-content/uploads/2021/07/anna-carmen-lo-calzo-1.jpg" alt="" width="320" height="478" srcset="https://www.itvonline.news/wp-content/uploads/2021/07/anna-carmen-lo-calzo-1.jpg 320w, https://www.itvonline.news/wp-content/uploads/2021/07/anna-carmen-lo-calzo-1-201x300.jpg 201w" sizes="(max-width: 320px) 100vw, 320px" />Scrivere è come avere un lucchetto a combinazione che si sblocca quando il tempo rallenta. Il tempo che rallenta è potente, libera dalla prigionia del fare, del vivere ciecamente e frettolosamente, rompe le catene della frenesia che a volte sembrano essere indistruttibili e ci riporta nella dimensione umana, all’essenza di ciò che siamo.</p>
<p>Rifletto, dopo essermi fermata da una quotidianità frenetica che da mesi non mi perdona, assorbendo tutte le mie energie.</p>
<p>Il mio tempo si è fermato grazie a un volo aereo di 6 ore, destinazione Bahrain, per una trasferta di lavoro.</p>
<p>Ho comprato un quotidiano cartaceo, cosa che non facevo dal primo lockdown causato dalla pandemia del Covid-19, nel marzo 2020, e lo sto leggendo.<br class="autobr" />Anche leggere rappresenta una forma di ribellione alla fretta del fare, un potente antidoto contro l’intrappolamento da iperattività.</p>
<p>In quelle settimane apocalittiche che sembrano già appartenere ad un altro secolo, ricevevo un quotidiano cartaceo ogni mattina. Lo attendevo con ansia, lo leggevo tutto, con calma, affinché durasse il più a lungo possibile e riempisse quei giorni surreali.</p>
<p>In quei lunghi mesi in cui il tempo ha cambiato i suoi e i nostri connotati, la pandemia ci ha fornito una nuova chiave di lettura, ha creato una nuova unità di misura delle nostre esistenze più o meno appagate, irrisolte, soddisfacenti, consapevoli e del tempo che le scandisce.</p>
<p>I concetti di &#8220;sospensione e accelerazione&#8221; sono diventati oggetto di studio e di osservazione da parte di molti studiosi in diversi ambiti e discipline.<br class="autobr" />Mentre volo verso il Bahrain, nella mia sospensione reale e metaforica, leggo il quotidiano e vengo attratta da un articolo del filosofo belga Anais Ginori.</p>
<p>L’autore si sofferma in modo molto acuto sull’attuale tema della &#8220;navigazione tra nostalgia del passato, dipendenza dal presente e inquietudine del domani&#8221;. <br class="autobr" />Una sorta di caos emotivo dal quale nessuno di noi è escluso, seppur in forme e intensità diverse.</p>
<p>&#8220;Vivere non è altro che avere tempo&#8221;,<br class="autobr" />ci dice Anais Ginori. <br class="autobr" />Ma la cosa interessante che lo studioso ci fa notare in una sofisticata intervista, è la possibilità di osservare il tempo in una coniugazione soggettiva.</p>
<p>Interessante come il filosofo si soffermi sul concetto di tempo come fattore sia culturale sia conflittuale.</p>
<p>A tal proposito, esistono persone per le quali il tempo migliore è quello passato e che su questa certezza fondano le basi del loro presente e del loro futuro. <br class="autobr" />Queste persone vivono in uno stato di perenne nostalgia, di riproduzione di sè stessi e del mondo per come erano e per come era, investono nel passato e pongono in esso tutta la loro fiducia o, paradossalmente, l’aspettativa.</p>
<p>Vi sono, altresì, individui fedeli al concetto di &#8220;carpe diem&#8221; nella sua accezione più estrema del &#8220;cogliere l’attimo&#8221; e del vivere il contingente e su questo impostano e impongono tutta la loro vita.</p>
<p>E poi ci sono coloro che vivono il presente esclusivamente in funzione del futuro, ponendosi ogni giorno, nevroticamente, di fronte a nuovi progetti, nuove sfide, nuovi orizzonti, sicuri della loro formula vincente che ripudia ogni nostalgia del passato. <br class="autobr" />Una sorta di strategia del &#8220;mordere e fuggire&#8221; da un presente che diventa già superato e irrilevante. Parola d’ordine: &#8220;domani&#8221;.</p>
<p>In realtà, è da secoli che combattiamo per comprendere il senso del tempo osservando, ad esempio, la contrapposizione tra Fato e Progresso, quel progresso che serve a trasformare l’oggi in domani. <br class="autobr" />Siamo poi giunti al &#8220;calcolo maniacale&#8221; del tempo in ogni cosa: dal sapere quanto manca esattamente all’arrivo a destinazione, al sapere quanto manca esattamente alla fine di un film, al sapere quanto manca alla nostra attesa.<br class="autobr" />Il tutto, esasperando le nostre ansie, accentuando i sensi, le frustrazioni, le emozioni, non sempre in modo costruttivo.</p>
<p>La riflessione che ne consegue è che il calcolo del tempo, ovvero la sua &#8220;matematizzazione&#8221; allontana il mondo dalle sue capacità sensibili, quindi lo spinge verso direzioni estreme, potenzialmente pericolose. La perdita di sensibilità equivale alla perdita di identità con conseguenze irreversibili.</p>
<p>Tuttavia, il trend è &#8220;reagire prima di decidere&#8221; o di pensare, cogliere compulsivamente l’occasione che non tornerà più, anticiparla.<br class="autobr" />Si pensi all’ansia della scadenza di una Apocalisse ( ancorché su base scientifica) che ci spinge, ad esempio, a credere di essere privati di un futuro e a investire compulsivamente &#8211; non sempre adeguatamente- in tempo ed energie, in tecnologia ed ecologia per preservarci il futuro. <br class="autobr" />I giovani vivono questa paura in modo incontrollabile.</p>
<p>In questo caos di convinzioni, certezze e incertezze, dubbi e supposizioni in merito al tempo e alla sua &#8220;scadenza&#8221;, come gestire le nostre vite materiali e intellettuali? Cosa scegliere? Quale rappresentazione di temporalità ci corrisponde?</p>
<p>Ginori conclude con una risposta: la &#8220;Cronosofia&#8221;.</p>
<p>Una forma di saggezza basata sulla figura dell’ &#8220;Occasione&#8221; che egli esprime attraverso la bella immagine di Kairos, un piccolo dio greco raffigurato con la testa rasata, segno dell’inafferrabilità.</p>
<p>Difficile dare una risposta alla domanda posta, ma una cosa è certa: avere tempo&#8221; deve tornare a essere un concetto umano e non matematico perché bisogna avere il coraggio di prenderlo o di lasciarlo in base al nostro &#8220;io&#8221; più profondo.</p>
<p>La nostra quotidiana &#8220;sfida alla clessidra&#8221; ha senso solo in quanto rappresenta la vita e per questo è nostro dovere essere noi stessi i misuratori del &#8220;Nostro Tempo&#8221;, ossia trovare lo schema che più si addice al nostro essere.</p>
<p>Abbiamo il diritto e il dovere di rispettare i nostri sogni, i nostri bisogni e i nostri desideri prima che questi vengano divorati da una scansione sempre più opprimente, capace solo di generare un tempo mutilato, segmentato, frammentato, congeniale a tutto e a tutti, tranne che a noi stessi.</p>
</div>
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		<title>Asia Sud Occidentale, la Formula 1 del futuro</title>
		<link>https://www.itvonline.news/2022/12/11/asia-sud-occidentale-la-formula-1-del-futuro/</link>
		<pubDate>Sun, 11 Dec 2022 09:36:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Anna Carmen Lo Calzo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie di gente e di luoghi]]></category>

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		<description><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="320" height="478" src="https://www.itvonline.news/wp-content/uploads/2021/07/anna-carmen-lo-calzo-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://www.itvonline.news/wp-content/uploads/2021/07/anna-carmen-lo-calzo-1.jpg 320w, https://www.itvonline.news/wp-content/uploads/2021/07/anna-carmen-lo-calzo-1-201x300.jpg 201w" sizes="(max-width: 320px) 100vw, 320px" /></div>
<p>di Anna Carmen Lo Calzo</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="320" height="478" src="https://www.itvonline.news/wp-content/uploads/2021/07/anna-carmen-lo-calzo-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://www.itvonline.news/wp-content/uploads/2021/07/anna-carmen-lo-calzo-1.jpg 320w, https://www.itvonline.news/wp-content/uploads/2021/07/anna-carmen-lo-calzo-1-201x300.jpg 201w" sizes="(max-width: 320px) 100vw, 320px" /></div><div class="coll-umanita">
<p>Qatar, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Bahrein, Arabia Saudita: terre di califfi, sceicchi, perle e pirati, luoghi occupati, ambiti, &#8220;protetti&#8221; e diventati Stati indipendenti grazie al Dio Petrolio.</p>
<p>Questa parte di mondo affacciata sul Golfo Persico mi ha sempre messa in difficoltà dal punto di vista della comprensione delle dinamiche geopolitiche, sociali, religiose, economico-finanziarie, a mio parere di non facile lettura.</p>
<p>In generale, la storia e la cultura dei popoli arabi e della religione musulmana, in particolare, mi hanno sempre messa in soggezione per la loro complessità. <br class="autobr" />Seguo da anni voci di studiosi, analisti, giornalisti attivi sul campo, scrittori, politologi, ma ammetto di aver sempre fatto fatica a capire le motivazioni delle tensioni, delle guerre, delle alleanze che hanno contribuito di volta in volta all’affermazione o alla repressione di questi &#8220;popoli del deserto&#8221;, diventati più o meno ricchi e potenti, più o meno capaci di intrattenere o di mettere in discussione le relazioni con l’Occidente e con il resto del mondo.</p>
<p>Nelle mie attività professionali in ambito moda e lusso, ho avuto l’opportunità di confrontarmi con donne e uomini mediorientali di cultura araba e di religione musulmana. È stata un’esperienza decisamente molto particolare e oggi, reduce per la prima volta da una trasferta lavorativa ad Abu Dhabi, mi sono soffermata su qualche riflessione.</p>
<p>Si tratta di persone e di personalità molto dominanti, padroneggianti e a volte ambigue ed enigmatiche. <br class="autobr" />Il loro stile professionale, in particolare nell’ambito commerciale, si basa su un senso di superiorità derivante, ovviamente, dal loro indiscusso potere economico, ma non solo.</p>
<p>Qualche anno fa, al tavolo di lavoro di un prestigioso showroom di moda, una delegazione di noti e potenti buyer del Qatar e del Kuwait, mi hanno messa alla prova professionalmente e umanamente come nessun altro cliente aveva mai fatto prima.</p>
<p>I buyer mediorientali sono i padroni assoluti dei preliminari di una trattativa commerciale, ancorché già impostata da un contratto sottoscritto. <br class="autobr" />Il loro approccio è asciutto, vanno immediatamente al sodo, non amano ascoltare, vanno dritti al loro obiettivo.<br class="autobr" />Se non comprendi questo aspetto, non lo sposi e non permetti loro di condurre il gioco, sei finito.</p>
<p>Si tratta di un meccanismo piuttosto sofisticato nel quale, per raggiungere un target già prefissato, bisogna passare comunque attraverso una trattativa &#8220;berbera&#8221;. Non sopportano obblighi e imposizioni, la parola &#8220;budget&#8221; li indispone, non gradiscono prassi e metodi aziendali convenzionali.</p>
<p>Tuttavia, mai porsi in modo troppo remissivo. Se questo accade, non ti considerano più alla loro altezza, si irritano, si irrigidiscono, al punto di rifiutarsi di lavorare con te.</p>
<p>Per mia esperienza, nel mondo del lavoro dei grandi brand, i clienti mediorientali hanno sempre voluto uno confronto &#8220;tribale&#8221;, anche dopo aver già valutato determinati accordi economici proposti precedentemente dalle aziende.</p>
<p>Il mondo del lusso e della moda ha dovuto adeguarsi.<br class="autobr" />Quando arrivano in Italia, i clienti della moda mediorientali vanno accolti e gestiti con un’empatia smisurata, ma soprattutto con professionalità e preparazione. <br class="autobr" />Amano il made in Italy, ma non tollerano di essere trattati come gli altri clienti, a costo di rinunciare ad un brand. <br class="autobr" />Non tollerano l’improvvisazione, pretendono il meglio e chiedono di essere seguiti e assecondati in ogni loro richiesta: dal cibo, alla location, ai collaboratori messi loro a disposizione che devono corrispondere esattamente alle caratteristiche sopra descritte.</p>
<p>Quando entrano in una showroom, quasi sempre in delegazione, bisogna attivarsi in modalità &#8220;super smart&#8221;, entrare nella loro mentalità e accettare di essere messi alla prova più che altrove.</p>
<p>Quando si lavora con gli uomini, si parte da una diffidenza atavica che essi manifestano nei confronti della donna occidentale, nonostante le cose siano migliorate negli ultimi anni.</p>
<p>Per &#8220;affrontarli&#8221; sono necessari distacco ed empatia, ma soprattutto velocità, sicurezza, preparazione. <br class="autobr" />Devi essere pronta a rispondere senza esitazione e con la massima precisione, altrimenti non ti rispettano.<br class="autobr" />Se il ghiaccio si rompe nel verso giusto, nel giro di pochi minuti la strada si apre e &#8220;l’acqua inizia a scorrere&#8221;, sorprendentemente, attraverso ogni piccolo foro della loro corazza.<br class="autobr" />Si diventa complici, ci si guadagna la stima e ci si assicura un appuntamento durante la prossima campagna vendite.</p>
<p>Ci sono clienti mediorientali che prenotano le &#8220;sales account&#8221; per la stagione successiva, se si sono trovati bene. In caso contrario, è addirittura il brand a essere messo in discussione.</p>
<p>Anche quando si ha a che fare con le donne di cultura araba la diffidenza è il loro biglietto da visita principale. La leggi stampata nei loro occhi, i loro sguardi sono coltelli profondi, unici, indimenticabili. <br class="autobr" />Tutte le donne arabe che ho incontrato per lavoro, le buyer giovani o meno giovani, mi hanno sfidata.</p>
<p>Ti sfidano culturalmente e professionalmente più di qualsiasi altra donna.<br class="autobr" />Un gioco molto sottile, se non lo accetti hai poca possibilità di concludere una vendita. <br class="autobr" />Quando capiscono che sei pronta alla sfida e che non temi confronto, allo stesso modo degli uomini, ti rispettano e ti offrono i loro pistacchi. <br class="autobr" />Non ho mai visto così tanta frutta secca buttata sui tavoli durante le riunioni di lavoro!</p>
<p>Le donne arabe sono bellissime anche nelle loro imperfezioni e nelle rotondità nascoste.<br class="autobr" />Sono curate nei minimi dettagli, femmine e femminili anche sotto Jilbab o Burka.</p>
<p>Dopo essermela cavata tra le mura degli showroom in ore e ore di lavoro, cercando di immaginare come potessero essere le stesse donne e gli stessi uomini nei loro Paesi di origine, finalmente qualche settimane fa è arrivato il mio primo viaggio negli Emirati Arabi Uniti, ad Abu Dhabi.</p>
<p>L’impatto è stato emozionante, l’atterraggio nel deserto urbanizzato da edifici avvenieristici un’esperienza immortalata in un video.</p>
<p>Lo sbarco, l’impatto con una luce accecante a novembre, la percorrenza di grandi strade costeggiate da palme e aiuole fiorite, lo skyline di Abu Dhabi, rappresentano un’opulenza del tutto particolare. <br class="autobr" />Non esiste un elemento che riporti alla nostra realtà e alla nostra normalità quotidiana, a partire dai dettagli dell’aeroporto.<br class="autobr" />È tutto perfetto, la cura è maniacale, lustro ovunque.</p>
<p>Si rimane immediatamente sorpresi dalla cordialità delle migliaia di immigrati provenienti da Pakistan, Africa, Bangladesh, India, Egitto, Cina, che vivono e lavorano negli Emirati Arabi Uniti in condizioni privilegiate.</p>
<p>Ad Abu Dhabi vige la legge della sicurezza, la città è considerata il posto più &#8220;safe&#8221; del mondo.</p>
<p>Il Dio Petrolio ha creato stabilità e privilegi e gli Emiri, in particolare la dinastia che da decenni governa i sette Emirati, distribuiscono ricchezza, offrono opportunità, accolgono persone e modernità.</p>
<p>Abu Dhabi è la capitale dei sette Emirati e non è come Dubai: è meno mondana, meno commerciale, meno scenografica e più di sostanza.<br class="autobr" />Oltre al turismo, si respira aria di grandi affari, di alta finanza, di mediazioni, di visite di capi di Stato, di alta diplomazia.<br class="autobr" />Da alcuni anni questa città ospita grandi eventi sportivi internazionali come il Gran Premio di Formula 1, attirando investitori, partners e visitatori provenienti da ogni parte del mondo.</p>
<p>L’urbanizzazione e l’edilizia di alto livello ne fanno una delle città più moderne del mondo con contaminazioni architettoniche e stilistiche di grande attrazione.</p>
<p>E gli abitanti indigeni? In proporzione agli immigrati sono un numero molto contenuto.<br class="autobr" />Disciplinati, appartati, chiusi nel loro &#8220;Stato Sovrano&#8221;, sono impegnati in una vita tra grandi &#8220;mall&#8221;, ristoranti, boutique e brand del lusso, centri commerciali, spiagge pubbliche ordinate. <br class="autobr" />I cittadini degli Emirati Arabi sono praticamente mantenuti dall’Unione, godono di un sistema sanitario e di istruzione di altissimo livello, molti di loro studiano all’estero nelle più prestigiose Università internazionali. Viaggiano spesso anche per piacere tra le capitali europee e i posti più &#8220;cool&#8221; del mondo, soprattutto nei mesi estivi di caldo ingestibile. Il Dio petrolio ha permesso e permette loro tutto questo.</p>
<p>In questa città ho sorprendentemente trovato ordine, silenzio, strade semi deserte di sabato pomeriggio, nonostante in questa stagione il clima sia più moderato.<br class="autobr" />Una città frammentata e distribuita su decine di isole collegate tra loro da ponti, una popolazione legata alla cultura millenaria e alle tradizioni religiose, ma allo stesso tempo aperta, accogliente, estremamente moderna.</p>
<p>A prescindere dalla ricchezza e dallo sfarzo che regnano indiscussi, ho toccato con mano il desiderio di offrire cultura, modernità, intrattenimento di alto livello sia alla popolazione locale sia ai visitatori.</p>
<p>Guidati dallo spirito di ambizione proveniente in primis dalla famiglia degli Emiri Al Nahyan ( la dinastia di Abu Dhabi che sta alla guida degli E.A.U a partire dalla loro fondazione), gli Emirati Arabi Uniti ospitano un mondo in continua crescita ed evoluzione.</p>
<p>Si tratta di una monarchia assoluta a caccia di opportunità da cogliere e da restituire per il progresso e per la crescita sociale, oltre che economica e finanziaria. <br class="autobr" />Ciò non mi stupisce, così come non mi hanno stupito il senso di appartenenza, l’ambizione e la determinazione di quei buyer che ho conosciuto a Milano e con i quali, dopo un po’ di fatiche, ho instaurato ottime relazioni.</p>
<p>Questo viaggio conclusosi da poco è stato un faro illuminante, la conferma di quanto avevo immaginato, una crescita del mio senso critico, della percezione e della conoscenza di un popolo del quale, fino ad oggi, avevo solo letto storie, racconti, cronache e analisi altrui.</p>
<p>Siamo nel bel mezzo dei Mondiali di calcio 2022 che si stanno svolgendo in Qatar. Tra qualche polemica e qualche contrasto iniziale, una cosa è certa: l’Europa sta invecchiando mentre questa parte di mondo si sta attrezzando sempre di più per eccellere, per non perdere le opportunità, per entusiasmarsi nei confronti di una modernità e di un futuro che corrono sempre più veloci.<br class="autobr" />Proprio come la Formula 1.</p>
</div>
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		<title>Dodi Battaglia: musica, immagini, parole. “Nelle mie corde”</title>
		<link>https://www.itvonline.news/2022/11/11/dodi-battaglia-musica-immagini-parole-nelle-mie-corde/</link>
		<pubDate>Fri, 11 Nov 2022 09:11:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Anna Carmen Lo Calzo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie di gente e di luoghi]]></category>

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		<description><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="320" height="478" src="https://www.itvonline.news/wp-content/uploads/2021/07/anna-carmen-lo-calzo-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://www.itvonline.news/wp-content/uploads/2021/07/anna-carmen-lo-calzo-1.jpg 320w, https://www.itvonline.news/wp-content/uploads/2021/07/anna-carmen-lo-calzo-1-201x300.jpg 201w" sizes="(max-width: 320px) 100vw, 320px" /></div>
<p>di Anna Carmen Lo Calzo</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="320" height="478" src="https://www.itvonline.news/wp-content/uploads/2021/07/anna-carmen-lo-calzo-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://www.itvonline.news/wp-content/uploads/2021/07/anna-carmen-lo-calzo-1.jpg 320w, https://www.itvonline.news/wp-content/uploads/2021/07/anna-carmen-lo-calzo-1-201x300.jpg 201w" sizes="(max-width: 320px) 100vw, 320px" /></div><div class="coll-umanita">
<p>Inedito, brillante, ironico, padrone assoluto del palcoscenico. Donato Battaglia, in arte Dodi, storico chitarrista dei Pooh, ha debuttato due sere fa sul palcoscenico del Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano in occasione della prima nazionale dello spettacolo “NELLE MIE CORDE CANZONI E SORRISI”.</p>
<p>Si tratta di un Tour che attraverserà l’Italia da Nord a Sud e che offrirà al pubblico l’opportunità di avvicinarsi all’artista in modo totalmente nuovo, intimo, coinvolgente.<br class="autobr" />Per la prima volta Dodi presenta una selezione delle sue chitarre leggendarie e più rappresentative del suo percorso musicale svelando aneddoti, retroscena, ispirazioni della sua lunga, intensa, vivida carriera. Sul palco Dodi è autore e interprete di sé stesso in un racconto che percorre in modo originale i tanti anni di carriera vissuti “tenendo in braccio” le sue amate “bimbe” – come le definisce lui – sempre protagoniste e sempre complici del suo lavoro e del suo successo.</p>
<p>Un recital raffinato che mette insieme musica, parole e immagini pubbliche e private. Una dichiarazione d’amore nei confronti delle sue “compagne di viaggio”, delle sue chitarre più uniche che rare acquistate negli anni all’insegna della ricerca maniacale. Strumenti costruiti da liutai d’oltreoceano legati al mondo del Rock con la “R” maiuscola. Dodi è un musicista italiano riconosciuto e stimato a livello internazionale sia dai colleghi sia dagli addetti ai lavori, nonostante il suo temperamento schivo e riservato lo abbia sempre tenuto lontano da certi riflettori.</p>
<p>In questa performance teatrale si “confida” attraverso la storia dell’evoluzione della musica italiana, delle sue esperienze nelle sale di incisione, spesso con colleghi della portata di Vasco Rossi, delle sue chitarre esposte orgogliosamente sul palco.<br class="autobr" />Il pubblico è curioso, emozionato, intento a cogliere ogni sfumatura delle sue parole e dei suoi solfeggi. Lo spettacolo, che sicuramente non passerà inosservato, è magistralmente scritto e diretto dal noto regista Fausto Brizzi, autore del film di “La notte prima degli esami”.</p>
<p>Il ritmo, l’energia, la delicatezza e allo stesso tempo la potenza scenica di Dodi e delle sue chitarre, accompagnano il pubblico in un viaggio sofisticato fatto di ricordi, sogni, rivelazioni, brani famosi o meno famosi, proposti dall’artista con intensità ed eleganza, con l’immancabile passione di sempre. <br class="autobr" />È proprio il caso di dire ciò che il pubblico gli dice: “Dodi, non ce n’è per nessuno!”<br class="autobr" />Durante tutto lo spettacolo, l’artista è accompagnato da una voce femminile fuori campo, calda e seducente. Si tratta della “sua memoria”. Irriverente, provocante, nascosta, la “signorina memoria” lo interroga, lo punzecchia, lo stuzzica, invitandolo a prendere una chitarra dopo l’altra. Dodi ci sta, si mette in gioco, sfida la “sua memoria” con arguzia, brio, tanta ironia e voglia di stupire.</p>
<p>Uno dei momenti più intimi di questo spettacolo è sicuramente l’omaggio al collega e “fratello” Stefano d’Orazio, che proprio a novembre di due anni fa se n’è andato lasciando un grande vuoto nel mondo della musica leggera italiana e nel cuore di tutti coloro che lo hanno amato. Dodi lo ricorda con parole cariche di affetto sincero e di spiritualità, regalando al pubblico un momento intenso e commovente, sfociato in una calorosa “standing ovation”.</p>
<p>Rimango colpita dalla presenza di un pubblico sfaccettato: oltre ai cosiddetti “boomers”, il teatro ospita anche ragazze e ragazzi poco più che adolescenti totalmente immersi nei solfeggi e nei virtuosismi di Dodi, intenti recitare a memoria tutti i testi dei brani del passato.</p>
<p>La sua poesia musicale sembra sospesa, senza confini, senza tempo.<br class="autobr" />Davvero interessante per voce, grinta e presenza scenica, Eleonora Lombardo. Attrice, cantante e aiuto regista, è lei la “signorina memoria” che ad un certo punto si rivela al pubblico, celebra Dodi, canta con lui, abbraccia una chitarra e consolida l’entusiasmo di un pubblico trascinato, appagato, decisamente felice. <br class="autobr" />Caro Dodi, una volta mi dicesti: “Quelli come noi non li fanno più”. Mi sa che hai proprio ragione!</p>
<p>Mi auguro però che la musica non si fermi, che sulla scia del tuo talento e dal tuo interesse nei confronti delle nuove generazioni possano nascere tante nuove stelle capaci di sfidarsi e, perché no, di sfidarti, magari suonando la chitarra con te. <br class="autobr" />Nel frattempo, buon proseguimento e buon viaggio!</p>
<p>Prossime date del Tour:<br class="autobr" />12 e 13 novembre Roma; <br class="autobr" />25 novembre Assisi;<br class="autobr" />13 gennaio Taranto; <br class="autobr" />15 gennaio Lecce; <br class="autobr" />27 gennaio Montecatini; <br class="autobr" />3 febbraio Varese; <br class="autobr" />18 febbraio Bergamo;<br class="autobr" />5 marzo Alessandria; <br class="autobr" />6 maggio Torino.</p>
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		<title>Il tunnel del presagio</title>
		<link>https://www.itvonline.news/2022/11/06/il-tunnel-del-presagio/</link>
		<pubDate>Sun, 06 Nov 2022 09:08:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Anna Carmen Lo Calzo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie di gente e di luoghi]]></category>

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		<description><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="320" height="478" src="https://www.itvonline.news/wp-content/uploads/2021/07/anna-carmen-lo-calzo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://www.itvonline.news/wp-content/uploads/2021/07/anna-carmen-lo-calzo.jpg 320w, https://www.itvonline.news/wp-content/uploads/2021/07/anna-carmen-lo-calzo-201x300.jpg 201w" sizes="(max-width: 320px) 100vw, 320px" /></div>
<p>di Anna Carmen Lo Calzo</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom:20px;"><img width="320" height="478" src="https://www.itvonline.news/wp-content/uploads/2021/07/anna-carmen-lo-calzo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://www.itvonline.news/wp-content/uploads/2021/07/anna-carmen-lo-calzo.jpg 320w, https://www.itvonline.news/wp-content/uploads/2021/07/anna-carmen-lo-calzo-201x300.jpg 201w" sizes="(max-width: 320px) 100vw, 320px" /></div><div class="coll-umanita">
<p>Ucraina, energia, sanzioni a Mosca, sostegno a famiglie e imprese, immigrazione, grandi dossier. Tante voci, troppe parole. Ascolto un podcast di una radio che informa 24 ore su 24 mentre cammino verso casa. <br class="autobr" />È tardi, tutti cenano o si rilassano con un aperitivo alla &#8220;Milano da bere&#8221; e invece io esco dal buco della metropolitana dopo una delle solite, intense giornate di lavoro.</p>
<p>Milano ti trascina senza concederti pause, si corre per stare al passo con l’efficienza, la puntualità, gli appuntamenti, gli eventi, le sinergie delle quali non si può più fare a meno se si è liberi professionisti, consulenti o precari. <br class="autobr" />Milano ne è piena. Cavalli al galoppo, animali nella giungla, si lotta per la sopravvivenza.</p>
<p>Flussi migratori in aumento, fonti energetiche secondarie, nucleare, atomica, siccità, sovrappopolazione, Europa, Cina, Stati Uniti, Iran.</p>
<p>Il giornalista che ascolto mi inonda di notizie di politica e di economia, la app trasmette podcast con interviste, analisi, opinioni di esperti su macrotemi e questioni globali.</p>
<p>Mentre ascolto teorie e massimi sistemi, percorro come al solito un tratto di strada sotto un ponte che collega la stazione di Milano Lambrate al quartiere nel quale vivo. <br class="autobr" />Rimango colpita da qualcosa che fino a quel momento non c’era mai stato: una fila di materassi dismessi accatastati uno accanto all’altro e sommersi da una montagna di coperte rotte, cani, scatole di cartone, sacchetti di plastica contenenti residui di cibo e di bevande, stracci.</p>
<p>Solo dopo aver superato i primi due &#8220;letti&#8221;, scorgo la presenza di corpi umani, sdraiati o seduti contro il muro, che spuntano da quel groviglio di miseria. <br class="autobr" />Non si tratta dei &#8220;soliti&#8221; clochard che popolano la città metropolitana, molti dei quali sono anziani, stranieri o immigrati.</p>
<p>Ebbene no, si tratta di ragazzi della porta accanto, i nostri figli o i nostri nipoti, giovani, giovanissimi che invece di essere a casa a guardare una serie di Netflix, hanno deciso di finire lì, per terra, sotto un ponte maleodorante e malsano della periferia di Milano.</p>
<p>Spengo la app.</p>
<p>I loro occhi mi affrontano senza indugio, mi trafiggono mentre il mio passo rallenta sempre di più nell’intento di comprendere chi sono, da dove arrivano, perché sono lì in quelle condizioni.</p>
<p>Non parlano, si ignorano, qualcuno legge, qualcuno dorme. Chi non fa nulla tiene lo sguardo fisso verso il muro di quello squallido e lurido sottopassaggio. <br class="autobr" />Ma perché hanno scelto di stare lì? Sono ragazzi normali, i nostri ragazzi! I cani li scaldano.</p>
<p>Scelgo gli occhi meno assenti e meno apatici, un ragazzo che accenna a un sorriso. Si chiama Claudio.<br class="autobr" />Non riesco a trattenermi dal chiedergli se sta bene, se ha bisogno di qualcosa, perché si trova lì.<br class="autobr" />È un ragazzo come tanti, potrebbe essere mio figlio. <br class="autobr" />Il suo sorriso si estende e gli occhi gli si illuminano, Claudio non esita a rassicurarmi che va tutto bene. <br class="autobr" />Ma come va tutto bene?! <br class="autobr" />Non può andare bene a uno che potrebbe essere mio figlio e che si è accampato alla disperata sul marciapiede lurido di un tunnel pieno di schifezze e di smog (visto che ci transitano pure le auto, i bus e i tram).</p>
<p>In pochi secondi mi faccio mille film, mille domande, mille pensieri mi invadono la testa. Sono curiosa, voglio sapere tutto. <br class="autobr" />A 22 anni si scopre il mondo, ci si innamora, ci si diverte, si costruisce la propria vita, costi quel che costi. Studio, lavoro, sacrifici, rinunce, delusioni, sconfitte, gioie, passioni, sogni, desideri, lotte. Non si può essere sotto al ponte di Lambrate!</p>
<p>Gli faccio domande, lo interrogo, lo invado e lui ci sta. <br class="autobr" />Gli dò risposte, pretendo spiegazioni, mi agito come se fosse davvero figlio mio.<br class="autobr" />Claudio non mi nega né sguardo né sorriso né risposte e quando finisco la romanzina e la lista dei &#8220;perché &#8221; , dei &#8220;come mai&#8221;, dei &#8221; ma è possibile&#8221;, lui mi guarda teneramente (come si guarda una mamma apprensiva) e mi dice:</p>
<p>&#8220;Tranquilla, siamo qui per scelta. Ma soprattutto siamo qui, nel tunnel, prima che la vita potesse deciderlo per noi. Vogliamo essere noi a scegliere. Non vediamo futuro, siamo al buio totale e allora buio sia! Vedi quel ragazzo al terzo materasso? Ha perso quattro lavoretti precari dopo aver conseguito una laurea, un master e dopo aver fatto quattro stage. Ha 26 anni. Non trova altro che lavori sfigati.<br class="autobr" />Io non ho più risorse per pagarmi gli studi e, non potendo contare sulla famiglia, preferisco mollare e alleggerirli. Il mondo del lavoro è peggio di una savana dove se non divori il tuo simile soccombi. Io non sono così. Sono laureato in comunicazione e sai cosa significa oggi se non hai almeno un master. Sono provato.Ho bisogno di staccare.<br class="autobr" />Qui siamo tra noi, ce la passiamo e guarda che non siamo gli unici a Milano. Se vai in giro per le periferie ne trovi. Le nostre famiglie sono quelle perdenti e invisibili e questa è la nostra unica certezza. Ne parlano pure i tg tutti i giorni!<br class="autobr" />Per ora siamo qui, visto che non riusciamo nemmeno a far sognare i nostri genitori, meglio prendersi una pausa e concederla anche a loro&#8221;.</p>
<p>Ma come una pausa? Così siete nel baratro! Non ci si può arrendere a vent’anni.</p>
<p>&#8220;Il baratro è scritto e noi anticipiamo solo i tempi. Uè, non ci droghiamo, eh!<br class="autobr" />Le nostre famiglie ne hanno già abbastanza di problemi, uno in più non li ammazzerà. Capito?&#8221;</p>
<p>Rimango sbigottita, ma rispondo di sì e gli sorrido.<br class="autobr" />A prescindere da quello che faranno o non faranno, volendo considerare il tutto come una esagerata forma di protesta che, spero, non avrà seguito, le parole di Claudio e quel set di ragazzi che si annullano a causa del disagio sociale, mi colpisce al cuore e non solo: urta il buonsenso.</p>
<p>Una resa premeditata, la metafora del fallimento, il tunnel della mancanza di speranza e di forza di reagire al destino, l’esperienza del toccare il fondo prima ancora di averci provato, sono una realtà inaccettabile sulla quale riflettere.<br class="autobr" />Per loro è una sfida, forse un &#8220;gioco&#8221; per attirare l’attenzione, per me è semplicemente inquietante.</p>
<p>Nel frattempo, ho riavviato il podcast e mentre il giornalista finisce il suo approfondimento sui grandi temi globali, salgo le scale e rimugino quanto ho appena ascoltato da quel giovane buttato a terra, sotto un ponte, a Milano.</p>
<p>Entro in casa con la voglia di tornare nel tunnel a parlare con quei ragazzi, a dire loro che non funziona così.<br class="autobr" />Ma da che pulpito? Con quale coraggio e quali motivazioni?</p>
<p>Sono passati tre giorni e non ho più percorso quel tragitto. Ho evitato.<br class="autobr" />Purtroppo il verbo &#8220;evitare&#8221; significa ignorare, che è sinonimo di trascurare e sottovalutare.<br class="autobr" />Non considerare un fenomeno come quello del disagio dei nostri giovani, della resa e della perdita di entusiasmo, di passione, di coraggio e di speranza è una sciagura.</p>
<p>Auguriamoci che in questo delicato momento storico non venga meno in noi la lucidità per affrontare questo disagio che sta contagiando sempre di più i ragazzi che popolano le nostre periferie e che, ahimè, non hanno nulla da perdere.</p>
<p>Ben ritrovati!</p>
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		<title>Jova Beach Party 2022: musica, sogni, opportunità</title>
		<link>https://www.itvonline.news/2022/08/01/jova-beach-party-2022-musica-sogni-opportunita/</link>
		<pubDate>Mon, 01 Aug 2022 08:04:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Anna Carmen Lo Calzo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie di gente e di luoghi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.itvonline.news/?p=86331</guid>
		<description><![CDATA[<p>di Anna Carmen Lo Calzo</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="comunicato">
<p><img class=" wp-image-86332 alignleft" src="https://www.itvonline.news/wp-content/uploads/2022/08/arton6057-0049a-576x1024.jpg" alt="" width="313" height="556" srcset="https://www.itvonline.news/wp-content/uploads/2022/08/arton6057-0049a-576x1024.jpg 576w, https://www.itvonline.news/wp-content/uploads/2022/08/arton6057-0049a-169x300.jpg 169w, https://www.itvonline.news/wp-content/uploads/2022/08/arton6057-0049a.jpg 707w" sizes="(max-width: 313px) 100vw, 313px" />Barletta, 1 agosto 2022.</p>
<p>&#8220;The day after&#8221; coincide con la seconda serata pugliese di quello che definisco lo show dell’estate: IL JOVA BEACH PARTY 2022. <br class="autobr" />La seconda edizione del tour dell’artista Lorenzo Cherubini &#8211; in arte Jovanotti &#8211; che sbalordì il pubblico nel 2019, è diventata un vero e proprio SHOW di musica, gente, energia, emozioni, eventi negli eventi. <br class="autobr" />La &#8220;carovana&#8221; 2022 è partita il 1 luglio da Lignano Sabbiadoro e sta diffondendo, tappa dopo tappa, un concentrato di energia, allegria, coinvolgimento in un pubblico che, per la seconda volta, si ritrova sulle spiagge italiane per festeggiare il ritorno al divertimento, alla socializzazione, alla musica dal vivo, alla vita.</p>
<p>Il Jova Beach Party non è semplicemente un evento originale inventato da uno degli artisti più amati d’Italia. Questo show è un &#8220;format&#8221; itinerante del tutto innovativo e unico nel suo genere che, dopo l’esordio del 2019 e dopo le innumerevoli difficoltà (compreso il ritardo della ripartenza a causa della pandemia), oltre al pubblico, coinvolge più di 1.000 persone per la produzione insieme a istituzioni e fondazioni coinvolte.</p>
<p>Si tratta di un progetto &#8220;folle&#8221;, come lo definisce l’artista stesso, un sogno che sulla carta sembrerebbe assolutamente impossibile da realizzare per la sua complessità.</p>
<p>Innanzitutto, ciascuna delle spiagge selezionate per contenere una capienza media di 30.000 persone a spettacolo, presenta caratteristiche morfologiche differenti. La produzione deve studiare ogni singolo, minuzioso dettaglio della spiaggia e del territorio circostante e tenere conto di lidi, esercizi commerciali, sistemi fognari, idrici, elettrici ecc&#8230;, per progettare il palco, l’area di contenimento del pubblico, i parcheggi, le vie di deflusso e di fuga, la viabilità, la sicurezza, il pronto intervento e un’infinità di altre strutture necessarie all’evento. <br class="autobr" />Un lavoro titanico che vede impegnati menti, corpi, mezzi per rendere un &#8220;sogno proibito&#8221; qualcosa di reale.</p>
<p>Lo show di Jovanotti, &#8220;mission impossible&#8221; fino a quando non la vedi partire con i tuoi occhi, oltre ad essere un evento di entertainment unico nel suo genere, è una fucina di opportunità per tante persone. Tecnici, addetti al trasporto, assistenti di produzione. consulenti, coordinatori, responsabili della logistica, addetti alla sicurezza, addetti alla rimozione dei rifiuti.<br class="autobr" />Già, perché al netto di qualche polemica pretestuosa (per usare un eufemismo) da parte di qualche pseudo ambientalista in cerca di visibilità e di visualizzazioni, il Jova Beach Party è un progetto sostenibile. Lascia le spiagge meglio di come le ha trovate.</p>
<p>Non solo, gli amministratori dei Comuni coinvolti trovano finalmente l’occasione per proporre o approvare progetti di riqualificazione delle spiagge, nell’ottica della tutela del territorio, della flora e della fauna locali e della sostenibilità.</p>
<p>Questo format di musica, spettacolo e stile di vita sta attraversando l’Italia radunando centinaia di migliaia di persone di tutte le età che durante ogni spettacolo vengono coinvolte, non solo a ballare e a divertirsi, ma anche a rendersi disponibili a lasciare l’ambiente pulito.</p>
<p>L’invito alla raccolta differenziata, al rispetto delle regole, alla partecipazione intelligente ad un evento di grande portata per numero di persone coinvolte, sono un messaggio forte, autentico, efficace. Il Jova Beach Party in questo momento rappresenta un modello di entertainment responsabile.</p>
<p>Le persone che ci lavorano sono tanto motivate quanto lo è il pubblico, riflettono quella voglia di riprendere in mano la vita, il movimento, le idee, il divertimento con particolare attenzione per l’ambiente.</p>
<p>La carovana organizzativa si sposta non solo a ritmo di musica, ma anche al suono di sacrifici incomprensibili per chi non li vive. <br class="autobr" />Fa caldo, tanto caldo, sulle spiagge e per le strade, ma la squadra del Jova Beach è stoicamente on the road a ripulire, smontare, rimontare, riprovare, accogliere le persone per offrire loro una giornata speciale.<br class="autobr" />E il pubblico? Una distesa a perdita d’occhio sulle spiagge italiane riqualificate e pronte per un vero e proprio festival dell’allegria, della libertà, della positività, della sostenibilità.</p>
<p>Io non ci credevo, ma ho visto tutto con i miei occhi. <br class="autobr" />Dopo avervi raccontato di un’Italia spesso svilita dalla mancanza di voglia di fare, di consapevolezza, di autostima e di entusiasmo, finalmente posso raccontarvi di una tribù che pensa, balla, sogna, lavora e si ritrova sotto al palco di un artista intelligente che ha saputo aggiornarsi coinvolgendo anche colleghi noti e gruppi emergenti provenienti da tutto il mondo, e che ha realizzato un sogno itinerante capace di trasmettere messaggi forti, energie positive, consapevolezze, senso di appartenenza, senso di responsabilità, ma soprattutto emozioni da tradurre in opportunità.</p>
</div>
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		<item>
		<title>Motorsport: tecnologia, abilità, umanità</title>
		<link>https://www.itvonline.news/2022/05/29/motorsport-tecnologia-abilita-umanita/</link>
		<pubDate>Sun, 29 May 2022 09:01:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Anna Carmen Lo Calzo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie di gente e di luoghi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.itvonline.news/?p=83619</guid>
		<description><![CDATA[<p>di Anna Carmen Lo Calzo</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="coll-umanita">
<p>Nel bel mezzo di un week end primaverile con temperature super estive, sta per iniziare il Gran Premio di Formula 1 sul tracciato cittadino più glamour di sempre: Montecarlo, Principato di Monaco.</p>
<p>In attesa della gara, oltre agli idoli dei grandi team di Formula 1 che si apprestano ad affrontare una pista particolarmente difficile, su questo circuito lavorano anche altri giovanissimi protagonisti del motorsport: i piloti che corrono su Formula 2 e Formula Alpine. <br class="autobr" />Uso il verbo &#8220;lavorano&#8221; e lo enfatizzo perché si tratta di un’attività spesso associata ad un mondo ambito, affascinante, appassionante, ma allo stesso tempo considerato superficiale, riservato solo a chi ha soldi e a chi è &#8220;viziato&#8221;.</p>
<p>Che il mondo dei motori e dei Gran Premi sia esclusivo e preveda investimenti ingenti sul team e sul singolo pilota, non è un mistero. Ma non è nemmeno un peccato, dal momento che si tratta di un business mondiale che coinvolge un esercito di addetti ai lavori e che crea un indotto di ragguardevoli dimensioni.</p>
<p>Entrando nel vivo di questo mondo &#8220;patinato&#8221; e anche un po’ misterioso, frequentando le scuderie, le officine, i paddock e i “pit lane&#8221;, le cose si rivelano in modo diverso e realistico.</p>
<p>Al netto dei privilegi e dell’esclusività di questo jet set speciale, addentrandosi nelle attività che lo sostengono e che lo rendono ripetibile nel tempo, si scopre che dietro le quinte esiste un mondo di uomini ( con tutto il rispetto per le donne, ma qui sono veramente poche) con requisiti, expertise, specializzazioni, di altissimo livello, che ogni giorno si dedicano alla costruzione, revisione, collaudo messa a punto maniacale delle vetture in gara con una professionalità e un amore inimmaginabili. Tutto questo sentendosi parte non solo di una squadra, ma anche di una famiglia, nonostante si tratti di professioni mobili.</p>
<p>Il tutto per &#8220;partorire&#8221; una creatura perfetta, a misura di pilota che deve guidare in condizioni estreme, come è noto. <br class="autobr" />Questi uomini, gli ingegneri e i meccanici, lavorano in sintonia, come musicisti in un concerto, come chirurghi estremamente specializzati intorno ad un corpo umano.</p>
<p>Ogni macchina è un miracolo di elettronica e di tecnologia, ma senza l’apporto della sapienza, delle competenze e soprattutto della sensibilità e del savoir faire degli uomini che la circondano, non avrebbe modo di esistere.</p>
<p>I ragazzi della scuderia, che insieme ai piloti sfoderano un talento unico e sofisticato, lavorando in tempi record per vincere, sono immersi senza tempo e spesso in spazi ridotti, in una sinfonia di intuizioni, diagnosi, tempestività davvero sorprendenti.</p>
<p>Come tutte le attività provenienti dalla passione, qui si misurano talenti ad ogni singolo livello, per ogni singola mansione.</p>
<p>Le donne assistenti, coloro che si occupano dei team e della loro organizzazione interna, lo fanno con dedizione da mamme e sorelle e allo stesso tempo ci mettono grinta, intraprendenza, creatività e si fanno rispettare.</p>
<p>Insomma, dagli schermi e dai monitor si fa presto a parlare di uno sport solo per il fattore rischi, jet set o denari, tralasciando il valore in termini di rapporti umani.</p>
<p>Dedico questa pagina di vita qui a Montecarlo a tutti i meccanici, agli ingegneri alle assistenti e collaboratrici, ovviamente ai piloti che si mettono costantemente in gioco, alle loro famiglie che li aiutano e li sostengono da tutti i punti di vista, e alle scuderie. <br class="autobr" />I team rappresentano il fulcro di questa sfida, il punto di incontro di tutti i talenti e di tutte le mansioni, rappresentano il direttore d’orchestra. <br class="autobr" />I loro manager intraprendono coraggiosamente un percorso rischioso e imprevedibile, tanto quanto lo sono le auto che corrono in pista.<br class="autobr" />È la passione ciò che rende attuabile questo entusiasmante progetto mondiale, questo spettacolo nello spettacolo, questo evento fatto di adrenalina, di sfida, di competizione. <br class="autobr" />Un vero e proprio spettacolo di emozioni forti, ma prima di tutto una grande esperienza di umanità.</p>
<p>Buona visione.</p>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Padiglione Monteggia: eccellenza sanitaria al Policlinico di Milano</title>
		<link>https://www.itvonline.news/2022/05/22/padiglione-monteggia-eccellenza-sanitaria-al-policlinico-di-milano/</link>
		<pubDate>Sun, 22 May 2022 09:24:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Anna Carmen Lo Calzo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie di gente e di luoghi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.itvonline.news/?p=83272</guid>
		<description><![CDATA[<p>di Anna Carmen Lo Calzo</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="coll-umanita">
<p>Da sempre la Regione Lombardia è considerata un’eccellenza sanitaria grazie al supporto proveniente dalle numerose strutture private presenti sul territorio, convenzionate con il Sistema Sanitario Nazionale.</p>
<p>In modo particolare a Milano, tale supporto garantisce tempi di attesa più ragionevoli che altrove e consente l’accesso alle cure a pazienti provenienti da regioni meno fortunate.</p>
<p>Tuttavia, il rovescio della medaglia sta nel fatto che nel tempo si è diffusa la mentalità del &#8220;pubblico uguale a servizio di serie B&#8221;.<br class="autobr" />Quanti di noi scelgono una struttura privata o, potendo permetterselo, scartano a priori l’idea di essere soccorsi, ricoverati, assistiti in un ospedale pubblico.<br class="autobr" />Che la sanità pubblica abbia limiti e mancanze, soprattutto in alcune regioni d’Italia, è innegabile. <br class="autobr" />Ma oggi mi sento in dovere di dedicare questo spazio ad una realtà sanitaria milanese che rappresenta un fiore all’occhiello, un’eccellenza sulla quale accendere un riflettore affinché tutti possiate venirne a conoscenza.</p>
<p>Si tratta di un padiglione del Policlinico (storica struttura pubblica nel cuore della città metropolitana) che accoglie ogni giorno pazienti con serie patologie del sistema nervoso centrale e periferico e che spesso necessitano di interventi chirurgici delicatissimi. <br class="autobr" />Sto parlando del padiglione &#8220;Monteggia&#8221; che ospita il Dipartimento di Neuroscienze ed Organi di Senso e, in dettaglio, la Neurologia, la Neurochirurgia, l’Otorinolaringoiatria, la Chirurgia maxillo-facciale, l’Oculistica, la Neuroradiologia e la Neurorianimazione.<br class="autobr" />Otto sale operatorie e un reparto di radiologia d’avanguardia con strumenti polifunzionali di ultima generazione, un piano dedicato alla didattica, 9 posti letto di Terapia Intensiva e 8 posti letto riservati alla “Stroke Unit”, per garantire i primi interventi ai pazienti colpiti da ictus cerebrale.</p>
<p>A prescindere dagli aspetti tecnici che rassicurano il paziente, facendolo sentire nel posto giusto al momento giusto, a fare del Monteggia un reparto speciale sono le donne e gli uomini che ogni giorno ci lavorano.</p>
<p>A partire dal Primario, il Prof. Marco Locatelli, il quale mi ha personalmente seguita in un percorso difficile, tutti i medici, gli assistenti, i dottorandi, gli infermieri, il personale di servizio, dal primo all’ultimo, sono persone di altissimo profilo professionale, dotati di un grande spessore umano.</p>
<p>Al Monteggia si entra spesso in condizioni disperate, in ogni caso per situazioni molto serie e complesse ed è proprio il fattore umano ciò che sorprende sin dal primo momento.</p>
<p>Che si tratti di un ricovero in emergenza o di un intervento programmato, in questo reparto si viene gestiti con quel senso di calore , di empatia, di attenzione e dedizione che non possono essere sottovalutati e dati per scontati.<br class="autobr" />Durante le restrizioni del covid, i familiari non potevano assistere i loro cari ricoverati e ancora oggi ci sono limiti per l’affluenza dei parenti stretti. Ma chi occupa i letti di questa struttura non teme né solitudine né trascuratezza, da ogni punto di vista, giorno e notte.<br class="autobr" />Al Monteggia fanno sul serio: i pazienti sono innanzitutto esseri umani, non numeri.</p>
<p>Il Prof. Locatelli e tutti i membri del suo reparto conoscono perfettamente ogni singolo malato, la sua storia, la sua condizione, il suo stato d’animo. E lo trattano di conseguenza.</p>
<p>Si ha l’impressione di entrare in una vera e propria &#8220;Casa di Cura&#8221;, in un reparto nel quale tutti si tengono per mano, ti tengono per mano, si stringono e lottano per la tua vita, prima di pensare a qualsiasi altra cosa.</p>
<p>Perché oggi racconto del Monteggia? Perché il caso ha voluto che qualche giorno fa una cara zia sia finita in emergenza sotto i ferri dell’équipe del Prof. Locatelli e del Dr. Pruderi, i quali le hanno tempestivamente salvato la vita.</p>
<p>Dopo essersi ripresa in modo esemplare, anche grazie alla sua tenacia, la zia non ha potuto fare a meno di entrare nella lista dei pazienti che, una volta tornati a casa, desiderano raccontare al mondo, con gli occhi lucidi, come sono stati trattati.</p>
<p>Si desidera esprimere pubblicamente l’efficienza e l’umanità del Monteggia, come sto facendo io in questo momento, avendone la possibilità. <br class="autobr" />Gli occhi lucidi con i quali raccontiamo sono gli stessi di quando ci hanno informati del nostro problema, gli stessi di quando ci siamo risvegliati dall’anestesia e gli stessi di quando abbiamo salutato l’equipe, gli infermieri, gli assistenti e quella stanza che ci ha ospitato per giorni e per notti.</p>
<p>Siamo una lista di pazienti, un elenco di persone che ogni giorno entrano ed escono da questo ospedale con la stesse nostra percezione: quella di essere stati trattati in modo speciale.</p>
<p>Le donne e gli uomini del Monteggia, i medici e i loro collaboratori, ti salvano la vita e ti danno il coraggio di affrontarla. Sono sempre disponibili, disposti a tutto per farti guarire; i loro sorrisi e le loro attenzioni accompagnano i degenti senza distinzione di sesso, di età, di patologia. <br class="autobr" />La sensazione è quella di avere a che fare con persone autentiche, così come lo sono le nostre testimonianze .</p>
<p>Quando si torna a casa dopo un ricovero al Monteggia non si è più gli stessi. È la sofferenza, direte voi, che ti cambia e ti fa crescere. Certo, non vi è alcun dubbio, ma il messaggio che io e mia zia vogliamo trasmettervi è il seguente: guarire qualcuno non significa solo somministrare farmaci o saper utilizzare gli strumenti diagnostici e chirurgici alla perfezione .<br class="autobr" />L’eccellenza di un reparto si misura valutando il servizio offerto dall’alto delle competenze ma anche dal basso dell’umiltà e dell’empatia nei confronti di chi sta lottando con un nemico invisibile e di chi si affida senza possibilità di scelta.</p>
<p>Al Monteggia fanno sul serio: <br class="autobr" />se ti prendono in carico non ti garantiscono miracoli, ma ti danno la forza di lottare sempre e comunque, nella certezza di non essere mai solo. <br class="autobr" />Chi si risveglia al Monteggia non si ritrova in una stanza asettica di un ospedale qualsiasi e quando tutto è finito e i dottori decidono di mandarti a casa, hai la sensazione di aver vissuto un sogno nel quale la malattia, l’emergenza, la sofferenza si sono trasformate in una delle esperienze umane più intense della tua vita.</p>
</div>
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		<title>LO SCHUSTER, PALESTRA DI VITA</title>
		<link>https://www.itvonline.news/2022/05/15/lo-schuster-palestra-di-vita/</link>
		<pubDate>Sun, 15 May 2022 08:10:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Anna Carmen Lo Calzo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie di gente e di luoghi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.itvonline.news/?p=82902</guid>
		<description><![CDATA[<p>di Anna Carmen Lo Calzo</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="coll-umanita">
<p>A Milano esiste un luogo nel quale i bambini e gli adolescenti imparano i fondamentali della vita e &#8220;maturano per gradi come la natura esige&#8221;.</p>
<p>Sto parlando del Centro Schuster, storico centro polisportivo della periferia est di Milano, fondato 68 anni fa da Padre Lodovico Morell SJ, padre gesuita dotato di grande spirito di intuizione, totalmente dedicato all’educazione dei giovani. Fondatore e anima del centro, padre Morell è stato un visionario che ha saputo trasformare il concetto di &#8220;oratorio&#8221; in &#8220;progetto di unificazione&#8221;.</p>
<p>&#8220;Il Centro Schuster parte dalla forte convinzione che lo sport è una potente componente educante del giovane. Tradurre fedelmen­te questa enunciazione signifca operare nel mondo giovanile aiu­tandolo a scoprire la validità edu­cativa dello sport e la potenzialità formativa del tempo libero quale momento per alimentare la liber­tà di attendere al proprio svago, di sviluppare la propria cultura, di scoprire la necessità di un coerente impegno sociale&#8221;.</p>
<p>Così, nel 1989, Padre Morell descriveva la tensione creativa che da 54 anni alimentava il suo operato e quello di tutte le famiglie coinvolte nel progetto.</p>
<p>&#8220;Dopo la guerra, nel 1946, mi avevano affidato l’Oratorio della Parroc­chia di S.Fedele. Come sede avevo a disposizione solo alcune stanze rimaste in piedi dopo il bombar­damento del’43 ed un fazzoletto di cortile liberato dalle macerie. Dopo alcuni anni di attività entu­siasmante, i ragazzi erano notevol­mente aumentati e si po­neva il problema dei giovani entro tutta la vecchia cerchia del Navi­glio della città di Milano. Preoccu­pato di fare qualcosa per i ragazzi e per non perdere altro tempo, mi rivolsi a Sua Eminenza il Cardinale Schuster e gli esposi la situazione. <br class="autobr" />Il Cardinale era appena rientrato da una visita pastorale alle 8,30 del 21 Giugno 1954. <br class="autobr" />La porta era aper­ta, era solo, entrai. Mi ascoltò con il viso infuocato, era già molto ma­lato. Mi lasciò dire tutto, poi con voce ferma mi disse che voleva avere una proposta concreta. Ma non avrei dovuto pensare a costruire né scuole né pensionati, avrei dovuto cercare un gran­de prato in periferia. <br class="autobr" />Pochi giorni dopo, ricevetti il foglio che avevo lasciato a Sua Eminenza con la mia richiesta. Il foglio conteneva la risposta, scritta a mano dallo stesso Car­dinale, e riportava le seguenti parole:</p>
<p>“Colui che vi ha dato di volerlo, vi dia l’aiuto per portarlo a termine.&#8221;</p>
<p>Così nacque lo Schuster.<br class="autobr" />Qui ogni ragazzo viene inserito per quello che è e non per quello che ha. Impara a valorizzare il corpo, senza mai per questo sacrificare i doveri dello studio e della vita sociale. <br class="autobr" />Gli educatori e tutte le famiglie coinvolte propongono un esempio di unificazione e di condivisione, di sostegno ai meno abbienti, ai meno dotati, senza escludere nessuno dall’attività sportiva. Una comunità cristiana al servizio dei giovani, educatori illuminati dallo spirito di apertura degli animi. Un luogo di accoglienza che mette l’Uomo al centro, che ne valorizza le capacità, le propensioni, l’unicità e che tollera differenze, debolezze, difficoltà cercando di integrate e di orientare i giovani al meglio.</p>
<p>Sono tornata allo Schuster dopo decenni per portare mio nipote a scuola di basket. Ho provato gioie e dolori nella sua stessa palestra, è lì che ho capito il senso della competizione ed è lì che ho imparato a riconoscere i miei limiti e a sfidarli.<br class="autobr" />Agonismo, motivazione, disciplina, obiettivi e rispetto li ho conosciuti allo Schuster.</p>
<p>Allo Schuster si impara tutto e ci si sente &#8220;protetti&#8221; dalla certezza di trovarsi un luogo sano, umano, pulito.<br class="autobr" />Le famiglie non rinunciano ad affidare i loro figli e i loro nipoti a questo centro nel quale, nella maggior parte dei casi, loro stessi sono cresciuti. <br class="autobr" />Lo Schuster è rimasto esattamente ciò che era: il cancello verde, il lungo viale alberato che costeggia i campi di calcio, di atletica e di tennis, il capannone e la palestra del basket; la segreteria, il bar anni ’70 con gli arredi d’epoca, dove ancora oggi ordini il chinotto.</p>
<p>Ma ciò che più mi emoziona quando varco la soglia, è la tenda bianca riservata a colui che, insieme a Padre Morell (scomparso diversi anni fa) ha fatto e continua a fare la storia del centro: Sergio Panzera. <br class="autobr" />Lui, il mister, il coach più carismatico della città, il padrone di casa che conosce tutto e tutti e che non ti fa entrare se non ti conosce. <br class="autobr" />Panzera è un’istituzione, è il cuore dello Schuster, tutto passa da lui. <br class="autobr" />Da sempre lo ami e lo odi perché lui è il burbero con l’anima, è il coach che tutti vorrebbero avere, quello che ti incute soggezione e allo stesso tempo ti spiazza con la battuta in dialetto milanese, accompagnandoti per mano dal tuo educatore.<br class="autobr" />Ecco, Panzera incarna in tutto e per tutto lo spirito di questo centro di formazione di corpo e di anima.</p>
<p>Lo Schuster è una scuola di vita che non dimenticherò mai, il posto nel quale spesso non volevo andare perché proprio lì avevo scoperto che la mia anima non amava troppo la competizione, ma che dovevo sfidarmi e trovare la chiave per affrontarla.</p>
<p>Lo Schuster ti aiuta a capire chi sei e ti rispetta per come sei. È una seconda casa, ci porti figli e nipoti perché sai che ancora oggi Panzera, signore ultra ottantenne in piena forma, ti aiuterà a capire chi sono i tuoi ragazzi. I suoi educatori saranno altrettanto capaci di intercettare propensioni, desideri, qualità, fragilità e limiti perché anche loro hanno fatto lo stesso percorso.</p>
<p>Da grande lo Schuster mi accoglie con calore. <br class="autobr" />Panzera inizialmente mi scruta con sospetto, ma poi mi riconosce grazie all’annuncio del mio cognome (mio fratello è stato un suo allievo e un suo educatore).<br class="autobr" />Passato il &#8220;check point&#8221;, rimango avvolta da un’atmosfera magica, fiabesca, poetica. Ho riconosciuto pietre, alberi, gradini, odori e ho incrociato sguardi di volti non vivi ma presenti, come quello di Padre Morell. Grande educatore, severo, autorevole, molto spirituale.</p>
<p>Io dico che quando sei in crisi, quando sei giù, quando hai bisogno di sentirti protetto, di ritrovare energie positive e primordiali, lo Schuster è il posto giusto.<br class="autobr" />Ti riporta all’essenziale, alla vita che scorre e che non corre, alla naturalezza, all’equilibrio.<br class="autobr" />Le corse dei ragazzi, le loro voci, i loro entusiasmi, le loro espressioni di delusione, le lacrime, le pacche sulle spalle, gli abbracci, i cori incitanti, tutto questo ti riporta alla vita togliendoti di dosso il peso di ciò che ti affligge.</p>
<p>Lo Schuster è nel mio cuore e nel cuore di tantissime famiglie milanesi che lo sostengono; è rimasto un posto vero, un luogo di tradizione nel quale certi valori si tramandano e si trasmettono in modo diverso rispetto ad altre realtà cittadine.</p>
<p>A volte basta poco, quel poco fatto di dedizione, assiduità, passione, un poco che diventa immenso per quello che fa vibrare.</p>
<p>Lo Schuster è sempre lì, nei pressi della tangenziale est, a pochi chilometri dall’aeroporto di Linate.<br class="autobr" />La rotta del decollo è proprio sopra il centro e adesso che ci penso, quando ero ragazzina, mi piaceva seguire i voli con lo sguardo mentre immaginavo il mio futuro &#8220;non competitivo&#8221;. <br class="autobr" />Osservavo gli aerei in piedi, fuori dalla palestra che amavo e odiavo e mi domandavo chi li occupasse e dove stessero andando. <br class="autobr" />Solo pochi anni dopo mi sono ritrovata su quei voli presi per il mio lavoro &#8211; ironia della sorte- super competitivo e ad ogni decollo non ho mai perso l’occasione di guardare giù e di intercettare la mia palestra di vita.<br class="autobr" />Quella palestra mi ha dato gioie e dolori e mi ha insegnato che in ognuno di noi esiste una natura, un tempo per scoprirla, un modo per conviverci o, se necessario, per modificarla a nostro favore.</p>
<p>Grazie Schuster, ho intenzione di chiedere a Panzera se mi accetta ad allenarmi tra alberi e prati mentre aspetto mio nipote. <br class="autobr" />Magari nascesse un nuovo progetto per adulti&#8230;Sono certa che tanti di noi avrebbero ancora bisogno di lui!</p>
<p>Buona domenica.</p>
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		<item>
		<title>Enula: è solo l’inizio</title>
		<link>https://www.itvonline.news/2022/05/08/enula-e-solo-linizio/</link>
		<pubDate>Sun, 08 May 2022 08:02:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Anna Carmen Lo Calzo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie di gente e di luoghi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.itvonline.news/?p=82587</guid>
		<description><![CDATA[<p>di Anna Carmen Lo Calzo</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="coll-umanita">
<p>&#8220;Una tecnica vocale raffinata e liriche di grande personalità compongono lo stile di Enula, giovanissima cantautrice milanese. Classe 1998, Enula Bareggi mette a frutto le proprie doti sin da bambina attraverso lo studio della teoria e della pratica musicale. Nel 2013 Enula è coinvolta nel progetto “Insieme per un sogno”. Lo spettacolo, realizzato a scopo benefico, la vede duettare con Ron nello splendido scenario del teatro Fraschini di Pavia. Nel 2020 partecipa alle selezioni di Sanremo Giovani, il concorso che dà la possibilità ad alcuni giovani artisti di calcare il palco dell’Ariston, con il brano “Con(torta)”. Enula viene selezionata tra oltre 700 cantanti e partecipa alle audizioni dei migliori 60.<br class="autobr" />Conclusa l’esperienza di Sanremo Giovani, Enula si presenta per un provino alla scuola di Amici di Maria De Filippi ed entra nel programma vincendo una sfida con il brano “Auricolari”, ad oggi uno dei più ascoltati sulle principali piattaforme di streaming. Un approccio pop delicato e ironico è il lasciapassare che conduce la giovane artista alle puntate in prima serata dello show. Il talent le dà l’opportunità di mostrare ad un pubblico sempre più vasto le proprie capacità e il proprio manifesto stilistico, fatto di atmosfere eteree, di testi profondi e un’attitudine urban che rende il suo stile unico, originale e moderno&#8221;.</p>
<p>Questa è la presentazione ufficiale di Enula, un’artista che ho scoperto recentemente e che mi ha particolarmente colpita.</p>
<p>Carica emotiva, intensità vocale e musicale, originalità e profondità dei testi. <br class="autobr" />Qualche sera fa Enula si è esibita dal vivo con la sua band in uno show esclusivo all’Apollo Club di Milano. <br class="autobr" />La sua autenticità, espressa nei primi secondi in cui non ha nascosto l’emozione del palco, ha subito creato una magica atmosfera intima, un’energia che ha coinvolto un pubblico caldo, curioso, partecipe.</p>
<p>Enula arriva dal mondo dei &#8220;talent&#8221;, un mondo dai risvolti spesso dissonanti con coloro che posseggono il talento vero. Un mondo fatto di strategie e di competizione che non sempre si conciliano con la sensibilità e con le doti di un artista. Enula, infatti, dopo aver colto l’occasione di farsi conoscere, si è distaccata da quel mondo e ha dimostrato a sé stessa e al suo pubblico di avere tutte le carte in regola per diventare una fuoriclasse capace di affermarsi a prescindere dall’esposizione mediatica offerta dal talent show.</p>
<p>Ascoltandola per la prima volta, si avvertono subito le vibrazioni di una voce potente e suadente e si rimane colpiti dai testi che catturano l’immaginario e toccano in profondità le note dell’anima.<br class="autobr" />Come nel caso dei brani &#8220;Contorta&#8221; e &#8220;Il buio mi calma&#8221; che rivelano allo stesso tempo fragilità, curiosità e coraggio di saltare nel vuoto.<br class="autobr" />Si rimane sorpresi dalle sue doti e dalla naturalezza con la quale questa giovane cantautrice compone musica e parole che non si confondono con altre proposte musicali attuali spesso &#8220;omologate&#8221; e prive di personalità.</p>
<p>Lei è qualcosa di speciale, interpreta sé stessa senza veli e senza impalcature, si dà per ricevere, ottiene l’effetto inaspettato per chi la ascolta per la prima volta, rinnova lo stupore in chi già la conosce.<br class="autobr" />Canta i suoi pezzi di punta e il nuovo singolo mettendoci corpo, cuore e passione ed è questo ciò che la fa sembrare già una piccola star. È solo l’inizio, ma sono certa che Enula avrà tanto da dire, da proporre e da trasformare per costruirsi una carriera di successo.</p>
<p>Alla fine del concerto la incontro per un rapido saluto insieme al suo manager, fiero ed emozionato tanto quanto lei. Mi accoglie con un grande sorriso, radiosa, solare e mi accorgo di quanto è bella, oltre che brava. Il suo sguardo è magnetico, ammaliante, pieno di emozioni trasmesse senza barriere.</p>
<p>Per la seconda volta rimango colpita, non più solo dalla voce, ma anche dalla sua presenza: diretta, genuina e allo stesso tempo irresistibilmente seducente.<br class="autobr" />Enula è una rivelazione, una piacevole scoperta che mi auguro possiate presto conoscere e condividere.<br class="autobr" />È solo l’inizio Enula, tanti auguri!<br class="autobr" />E buona domenica a tutti.</p>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>LA SOSTENIBILE BELLEZZA DEL FARE</title>
		<link>https://www.itvonline.news/2022/05/01/la-sostenibile-bellezza-del-fare/</link>
		<pubDate>Sun, 01 May 2022 07:55:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Anna Carmen Lo Calzo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie di gente e di luoghi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.itvonline.news/?p=82170</guid>
		<description><![CDATA[<p>di Anna Carmen Lo Calzo</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="coll-umanita">
<p>Immaginare il futuro, avere la visione di un mondo in armonia con sè stesso, un universo nel quale ogni elemento si fonde, si amalgama e si sostiene, sfidando le forze avverse; raggiungere lo stato di grazia di &#8220;Grande Bellezza&#8221;.</p>
<p>Tutto questo è un sogno realizzabile se si approda alla mostra internazionale &#8220;Homo Faber&#8221; 2022, l’esposizione dedicata all’artigianato artistico d’eccellenza che si sta svolgendo a Venezia, in concomitanza con la Biennale, sull’Isola di San Giorgio Maggiore, nella strepitosa location della Fondazione Giorgio Cini.</p>
<p>Tempio della cultura veneziana, isola nell’isola, la Fondazione Cini rappresenta un luogo di studio e di riflessione e per questo fu scelta in occasione della prima edizione di Homo Faber tenutasi nel 2019.</p>
<p>Organizzato dalla &#8220;Michelangelo Foundation for Creativity and Craftmanship&#8221; in partnership con la &#8220;Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte&#8221;, questo evento unico nel suo genere e in ritardo sul calendario a causa della pandemia, ha la missione di riportare all’attenzione del grande pubblico il valore dei mestieri a rischio di estinzione. <br class="autobr" />Quei mestieri, quelle passioni, quei &#8220;savoir &#8211; faire&#8221; che hanno fatto la storia dell’evoluzione dell’Uomo e che sono i protagonisti di 4.000 metri quadrati di esposizione suddivisa in 15 spazi espositivi.</p>
<p>La mostra è stata allestita grazie al contributo di 22 curatori e designer di fama mondiale (da Robert Wilson a Stefano Boeri, per citarne un paio) e presenta più di 400 oggetti unici, provenienti da 30 Paesi, esposti negli spazi ricavati tra chiostri e giardini. In un’atmosfera quasi surreale, per fascino e per intensità.</p>
<p>Homo Faber 2022, che sta per concludersi dopo circa 2 settimane di afflusso intensissimo, allarga gli orizzonti e quest’anno ospita più di 350 artigiani provenienti dal continente europeo oltre a 12 Tesori Nazionali Viventi provenienti dal Giappone.<br class="autobr" />A questi ultimi è stata dedicata una sala nella quale è facile lasciarsi andare alle emozioni. In realtà l’emozione pervade fin dall’ingresso principale della mostra. Si varca la soglia della Fondazione Cini e ci si immerge nel contrasto tra elementi come talento, ispirazione, creatività e concretezza del fare, del saper fare, del saper riprodurre il dettaglio alla perfezione.</p>
<p>Si cammina tra colonne e glicini, giardini all&#8221;italiana e sentieri fioriti e ci si imbatte in giovani ciceroni reclutati dalle due Fondazioni, i quali si prodigano ad illustrare ogni singola installazione arricchendo il pubblico di informazioni e di dettagli inediti sulle tecniche artistiche e artigianali, con una passione e una preparazione sorprendenti.</p>
<p>Talenti tra talenti, questi giovani dottorandi, laureandi, appassionati d’arte e di mestieri, rappresentano il biglietto da visita di questa straordinaria iniziativa culturale che Venezia ha l’onore di offrire. Un piccolo esercito, una comunità di rafazze e ragazzi che si stringono intorno alla Bellezza del Fare e che si sentono paladini di un &#8220;Nuovo Umanesimo&#8221; alla conquista di un futuro e di una sostenibilità nella sua forma più umana e più armonica.</p>
<p>La manualità in sinergia con la creatività e l’unicità rappresentano l’essenza di un futuro sostenibile e la speranza di una rinascita evolutiva che combatta contro omologazione, massificazione, pressapochismo.</p>
<p>Celebrare i Mestieri d’Arte e promuovere il talento umano, le opere artistiche e artigianali attraverso l’esposizione, anche interattiva, di oggetti di uso quotidiano o di elementi decorativi, ha un ruolo centrale nella creazione di un futuro più sostenibile. <br class="autobr" />La tecnologia e la velocità non bastano e non possono sostituirsi all’Uomo. <br class="autobr" />I Mestieri d’Arte declinati al mondo di oggi aprono le porte alle opportunità, a nuove prospettive e rappresentano fonte di equilibrio, oltre che di bellezza. <br class="autobr" />Riconoscere il talento dell’Uomo affiancato all’uso delle macchine è sinonimo di salvezza.</p>
<p>I percorsi di Homo Faber 2022 raggiungono l’apice di questi pensieri ed è confortante vedere tanti giovani coinvolti e interessati , ascoltarne le voci, provare sollievo nel farlo.</p>
<p>Nel padiglione delle Meraviglie e dei 12 Tesori Viventi provenienti dal Sol Levante, rimango affascinata da Egon, studente italo austriaco di design, scenografia e costume, impegnato nell’esposizione del talento di una giovanissima artista- artigiana giapponese.</p>
<p>&#8221; Chi vive circondandosi di bellezza coltiva la propria autostima e impara a rispettare innanzitutto sè stesso e la propria autenticità. <br class="autobr" />In un momento storico in cui incombono alienazione, angosce, controllo delle masse e omologazione, la Bellezza può salvarci. <br class="autobr" />Noi giovani possiamo essere uniti nel diffondere questo messaggio permeato di spirito umano e di istinto di vita, più che di sopravvivenza. <br class="autobr" />Sono qui grazie alle due Fondazioni che mi hanno selezionato per essere di supporto al pubblico che ammira queste opere e mi metto a disposizione di tutti coloro che desiderano avvicinarsi a loro stessi, prima ancora che all’arte e all’artigianato. Ci sono artisti e artigiani che scoprono il loro talento anche in tarda età. Lo dimostra uno dei 12 Tesori Viventi giapponesi. L’abilità è parte di noi, anche se in misura diversa, e vale la pena intercettarla, scoprirla, valorizzarla.<br class="autobr" />Che questo evento sia un Manifesto di passione, creatività, individualità e connessione perché abbiamo un bisogno immenso di prospettive a favore dell’umanità&#8221;.</p>
<p>Così si è espresso Egon, con il quale mi sono complimentata per il livello dell’esposizione e per la passione trascinante che ha sprigionato dalle sue parole.</p>
<p>Ebbene sì, il nuovo Rinascimento è la Controrivoluzione: la rinascita dell’abilità, della cultura del tangibile e del fare, la potenza della mano drll’Uomo che non può lasciare definitivamente il posto all’ipertecnologia, all’usa e getta, all’intengibile.</p>
<p>Spirito, valori e patrimonio dei Mestieri siano in prima linea in questa sfida alla sostenibilità globale basata sulla cultura e sull’eccellenza anche nell’ambito dell’economia. <br class="autobr" />L’alto artigianato e i suoi creatori devono essere in prima linea, ottenere riconoscimento attraverso disciplina e strumenti dinamici. Bisogna traghettare le nuove generazioni verso l’abbattimento delle barriere culturali, delle frontiere forzate. Occorre condurli e farsi condurre sinergicamente verso la meta: il traguardo della bellezza del fare, superamento dei conflitti, la conquista del futuro.</p>
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