ATRIPALDA – LA NOSTRA SCUOLA ELEMENTARE

In passato, quella di via Roma era la Scuola elementare per noi tutti; unica in Atripalda, poiché, per ogni ulteriore corso di studi, era necessario recarsi altrove. Già all’epoca la sede di quella nostra Scuola godeva di un edificio che era bello ed imponente, ubicato al centro del Paese, tra la Chiesa del Carmine e quella, un po’ misteriosa, di San Nicola.

Vi si accedeva, come ancor oggi, dal piazzale “Vittorio Veneto”; e, dopo un bel percorso nell’area interna, si perveniva all’entrata, che dava accesso, su due piani, a lunghi corridoi, ampi e dotati di molte aule piene di banchi, quelli tradizionali di legno a due posti, fronteggiati da cattedra su pedana per l’insegnante.

In quelle aule v’era sempre un non sgradito odore caratteristico di scuola, che ci sembrava quello del gesso sulla lavagna.

Le pareti erano “tappezzate”, a volte, di disegni infantili degli alunni, come in bella nostra di pittura, e di immancabili carte geografiche, grandi e coloratissime, che accendevano la nostra meravigliata fantasia, ogni giorno, guardandole rileggendo i nomi di luoghi e di mari non ancora a noi noti.

Ma, al centro dei ricordi, vivono indelebili le immagini care delle Maestre, altrettante mamme, dedite a noi piccoli alunni, vestiti impeccabilmente con grembiule nero o blu e nastro rosso al collo.

Ed anche attualmente la Scuola, al solo guardarla, può farti rivedere, nella sola memoria, tutti noi affollati all’entrata e poi all’uscita, i più piccoli ancora accompagnati da adulti, e con in mano quella cartella di cartone sintetico, contenente i nostri quaderni, qualche libro e la penna con pennino immancabilmente spuntito.

Quell’edifico aveva, però, anche un piacevole segreto : ad un lato della costruzione offriva un modesto piazzale, che ci appariva come il campo di uno stadio, sul quale era possibile disputare frequenti partite di calcio tra ragazzi, ufficiosamente.

Ma a noi bastava poterne disporre, anche fuori di ogni iniziativa scolastica. Infatti, a quei tempi, in Paese, non v’erano altre possibili opportunità, sì che quel campetto era l’unica ghiotta occasione che avevamo per fare un po’ di sport. Altra “comodità” quello stesso edificio scolastico, negli anni successivi, sia pur di rado offrì, se si otteneva il permesso di utilizzare, eccezionalmente, l’ampio salone dell’annessa palestra, per fare qualche manifestazione od anche una festa, appositamente organizzate.

Attualmente quel palazzo, che, col progresso, ha perduto il suo originario primato di unica Scuola del Paese, è stato anche ampliato con successiva sopraelevazione e così sopravvive, “modernizzato” in omaggio a cresciute esigenze pubbliche.

Esso, tuttavia, conserva pur sempre, almeno nella nostra immaginazione, il suo originario aspetto e, soprattutto, la sua funzione di “scrigno” dei nostri ricordi più verdi. Ed a risvegliarli, puntualmente, basta anche uno sguardo passandovi dinanzi per la via Roma, benché velocemente in auto e senza potersi fermare un po’ e neppure rallentare, perché subito sollecitati a proseguire dagli immancabili e poco graditi colpi di clacson del traffico veicolare, da tergo sempre impazientemente frettoloso.

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