Il caso di Montevergine isolata in Irpinia tra Prefettura di Avellino e Regione Campania

L'amministrazione provinciale si prepara a riferire sui lavori di ripristino parziale già fissato per fine ottobre, mentre Confesercenti chiede ristori per i commercianti

Da quasi undici mesi il santuario mariano di Montevergine non è più raggiungibile dalle auto, dai pullman e ai mezzi di soccorso, a causa della frana che il 25 novembre 2025 ha sventrato un costone che reggeva quattro tornanti, a metà della strada provinciale. Nonostante le buone intenzioni, la mancanza di finanziamenti ha consentito finora di mettere in cantiere con i fondi della Protezione Civile Regionale e della Provincia di Avellino solo un primo intervento di urgenza, che, auspicabilmente, dovrebbe consentire una ripresa molto limitata della circolazione nelle prossime settimane. Ottimista si è detto nei giorni scorsi l’Abate, Luca Riccardo Guariglia, che ha riferito di una accelerazione dei lavori, mentre il Presidente Fausto Picone si prepara a riferire al Prefetto di Avellino, Franca Fico. In vista della data indicata il mese scorso per la riapertura parziale entro fine ottobre, al Comitato Operativo per la Viabilità – istituito presso l’Ufficio Territoriale del Governo, per la gestione delle emergenze e la sicurezza sulla rete stradale e autostradale – spetterà pronunciarsi nel merito di una riattivazione della strada. Nel frattempo, Confesercenti chiede un tavolo di crisi al Presidente della Regione Campania. Non sono sufficienti i ritrovati sentieri tradizionalmente battuti dai pellegrini, “Sedia della Madonna” e “Niespolo”, per rivitalizzare il commercio di prodotti tipici ad Ospedaletto e Mercogliano sulla via di Montevergine. Servono ristori per gli operatori e almeno cinque milioni per il definitivo risanamento idrogeologico della frana.

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