IL CORSIVO – IL CASO NOCINI, IL PROF CRISANTI E I CONCORSI UNIVERSITARI TRUCCATI
Il caso di Riccardo Nocini, diventato professore ordinario di Otorinolaringoiatria a soli 33 anni presso l’Università di Verona, della quale il padre Pier Francesco era stato Rettore. Come ha informato l’Ateneo veneto, è in corso una doppia indagine: c’è un fascicolo “esplorativo” della Procura di Verona, così definito perché allo stato non contempla né indagati né ipotesi di reato; e c’è una istruttoria interna avviata dalla Rettrice, Chiara Leardini, per ricostruire tutte le fasi che hanno portato all’attribuzione della cattedra. Insomma, un doveroso percorso per fare chiarezza, senza peraltro nulla togliere al merito del giovanissimo professore universitario sol perché figlio dell’ex Rettore di quella stessa Università. Il tempo chiarirà ogni cosa. E quando accadrà, torneremo su questa vicenda con cognizione di causa certificata.
Non è necessario attendere nemmeno un minuto, invece, per chiosare quanto ha sostenuto un altro Professore, invero divenuto meritoriamente famoso per le sue analisi tecnico-scientifiche durante la pandemia Covid.
Si tratta di Andrea Crisanti, microbiologo, docente all’Università di Padova e all’Imperial College di Londra, da tre anni anche senatore del Partito Democratico.
A proposito della Vicenda Nocini, Crisanti ha postato un video nel quale accusa duramente il sistema universitario italiano affermando tra l’altro: “In quarant’anni di carriera, non sono a conoscenza di un singolo concorso di cui non si sapesse in anticipo il vincitore”.
Cosa dire? Saremo sempre grati al Professor Crisanti per la dotta informazione scientifica che ha fornito agli italiani lungo tutta la drammatica vicenda Covid. Di più: con ogni probabilità, egli ha perfettamente ragione sul nostro sistema universitario non proprio da Nobel per Limpidezza e Trasparenza, e forse mai guarito da quella bruttissima malattia che fa rima con “Baronia”.
Epperò, ciò detto, non potremo mai essergli altrettanto grati per aver tenuto gelosamente per sé – e per quarant’anni – il lunghissimo rosario di concorsi universitari di cui si sapeva chi li avrebbe vinti ben prima che si facessero gli esami.
Con tutto il rispetto, Egregio Professore e Senatore, dalle nostre parti questa “cosa” – non già nel codice penale, bensì in quello etico e morale – si chiama “silenzio colpevole”. In estensione – e ancora nel succitato secondo codice – è agevolmente definita “complicità consapevole nei concorsi truccati”. Che non è proprio una Onorificenza al Merito: né della Vita Accademica, né di quella Politica.
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