IL CORSIVO – IL VENEZUELA, TRUMP, IL PAPA E LA GAFFE DELLA PREMIER MELONI

Gli Stati Uniti hanno una storia “giovane” ma decisamente intensa, tanto da consentire agli States di essere ancora non solo la prima potenza economica e militare del mondo ma anche di occupare la seconda posizione nella classifica (continentale) della democrazia.

È rispetto a questi due riferimenti di grande prestigio degli Usa che suscita molte perplessità la politica oggettivamente “aggressiva” avviata da Donald Trump con il suo secondo mandato presidenziale.

Chiari e preoccupanti, al riguardo, sono i segnali lanciati dalla Casa Bianca, prima nella mediazione del caso Ucraina-Russia, con una posizione estremamente sbilanciata a favore di Putin e contro l’intera Unione europea; subito dopo, ovvero venerdì notte, con la decisione di violare il Diritto internazionale attaccando il Venezuela, Stato sovrano, sequestrando con la forza il presidente in carica, Maduro, ed assegnandosi abusivamente il compito di farlo processare a New York.

Come se non fosse bastato tutto ciò ad affermare la volontà d’un ritorno al Far West, dove tutti i conti venivano regolati dalla legge del più forte, ieri il presidente Usa ha in sostanza annunciato che vuole prendersi con qualsiasi mezzo (leggi, appunto, con la forza) la Groenlandia. Con quale motivazione? Esattamente la stessa inventata da Putin per invadere l’Ucraina: la Sicurezza della Russia. Una seconda penosa bugia dopo quella fornita al mondo dalla Casa Bianca per giustificare l’attacco al Venezuela: distruggere i narcotrafficanti. Bugia penosa perché ogni mattone della Casa Bianca ha “sentito” Trump dire che della droga non gli frega niente, è sul petrolio venezuelano che vuole mettere le mani, “just to make America great again”.

È a questo che siamo arrivati per aver ignorato, o quanto meno troppo sottovalutato, i segnali neo-imperialisti del principale inquilino d’una Casa Bianca che si va tingendo sempre più di grigio: a dispetto d’una storia democratica, di grande civiltà e rispettosa degli altri Stati sovrani.

È in questo contesto che assume particolare significato e rilievo la coraggiosa presa di posizione del Papa, americano come e quanto Trump. Le sue parole sul caso Venezuela: “Il bene dell’amato popolo venezuelano deve prevalere sopra ogni altra considerazione e indurre a superare la violenza e intraprendere cammini di giustizia e di pace, garantendo la sovranità del Paese, assicurando lo Stato di diritto inscritto nella Costituzione, rispettando i diritti umani e civili di ognuno e di tutti e lavorando per costruire insieme un futuro sereno di collaborazione, di stabilità e di concordia, con speciale attenzione ai più poveri che soffrono a causa della difficile situazione economica”.

Parole vere e chiare, quelle di Papa Leone, che dovrebbero pesare come macigni sulla coscienza individuale e collettiva. E che dovrebbero indurre ad una riflessione politicamente più seria, più coerente, più responsabile la Premier italiana, Giorgia Meloni, dopo ch’è inciampata (consapevolmente?) sul Diritto internazionale definendo “legittimo” l’attacco del presidente Usa al Venezuela.

Trump accolse Putin in Alaska con i tappeti rossi e gli inchini per dire simbolicamente al mondo che per lui l’Ucraina non valeva né una messa e nemmeno una preghiera; tutt’al più poteva valere le terre rare, e per ciò stesso bisognava far finta di mediare per la pace giusta. L’Italia non può mettere la sua Bandiera sotto i piedi di questo o di qualsiasi altro presidente degli Stati Uniti d’America. Non può essere consentito né a questa Premier né a chicchessia

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