IL CORSIVO – L’ABORTO E LA CAMPANA DEL VESCOVO DI SANREMO
Monsignor Antonio Suetta è il vescovo di Sanremo. Nella sua diocesi si racconta che fin da quando era un giovane prete – rigorosamente in linea con la posizione della Chiesa – non si è mai rassegnato all’idea che le donne potessero decidere se portare a compimento o meno una gravidanza. Insomma, la normativa italiana che regola l’interruzione volontaria della gravidanza (la “194” del 1978) non gli è mai andata giù. E solo Sua Eccellenza Reverendissima sa quante ne ha pensate, in tanti anni di bocconi amari, per decidere alla fine di fare ciò che dal 28 dicembre scorso ha deciso che venisse fatto: abbondanti rintocchi della campana custodita nella torretta vescovile, ogni sera, puntualmente alle ore 20.
Ma qual è la finalità di tante scampanellate serali? Obiettivo originalissimo, bisogna convenire: dare una “botticina” alle coscienze per far riflettere tutti – indistintamente maschi e femmine, giovani e anziani – sui feti abortiti. Non a caso, del resto, l’iniziativa è stata battezzata “La campana dei bimbi non nati”: espressione che vagamente s’intona alla “Lettera a un bambino mai nato”, il capolavoro letterario di Oriana Fallaci che, invero, a differenza della superficialissima provocazione del vescovo Suetta, esplora in profondità i dubbi drammatici e le responsabilità ad essi connessi nella scelta di mettere o meno al mondo – in questo mondo – una nuova vita. Insomma, sostanzialmente, al contrario di quanto potrebbe apparire, un messaggio d’amore immenso per la creatura che si porta in grembo.
Il vescovo Suetta ha pensato bene, invece, di tagliar corto. Ed ha liquidato il “Problema” affidandosi al suono, decisamente noioso, d’una campana. Quasi a riconoscere – magari a sua insaputa – di non essere stato sufficientemente persuasivo, con il timbro della propria voce e con le proprie parole, sul tema della maternità e della sacrosanta libertà di scelta d’ogni singola donna. Din Don
I commenti sono chiusi.