Elettori e leggi elettorali
Sarebbe una bella svolta la legge elettorale che permettesse ai cittadini di scegliere i candidati che andranno in Parlamento.
Ernesto Galli Della Loggia, autorevole editorialista del Corriere Della Sera, in questi giorni ci ricorda in un suo pezzo che ” l’attuale sistema elettorale prevede che siano i vertici dei partiti a nominare i candidati nei collegi uninominali maggioritari, candidati che possono essere anche di coalizione, grazie agli accordi tra partiti; e sono sempre i suddetti vertici dei partiti a stabilire l’ordine (da parte dell’elettore immutabile) con cui ciascun candidato è inserito nelle liste proporzionali, e dal quale dipende la sua possibilità di essere o no eletto.”
E prosegue:
“Chi di noi si farebbe mai rappresentare per qualsiasi faccenda, anche la meno importante, da uno sconosciuto?”
Eppure così avviene.
Durante la prima Repubblica, come osserva Galli Della Loggia, perlomeno i partiti esistevano davvero, erano presenti sul territorio con organizzazioni reali e le candidature al Parlamento, ancorché decise dai vertici, dovevano tenere conto degli orientamenti locali.
Oggi non abbiamo più nemmeno questo “privilegio” e sono abbastanza certa che, fondamentalmente, la politica sul territorio e la conoscenza diretta di coloro i quali ci rappresenteranno sulle poltrone, interessa molto meno di quello che si pensa.
Per esempio, il più recente dato auditel sui programmi televisivi riporta che 4.000.000 di italiani hanno guardato l’imperdibile prima puntata di TEMPTATION ISLAND, la trasmissione televisiva presentata come “fenomeno estivo nazionale”.
Allora, quando leggo le riflessioni di Galli Della Loggia, il quale sapientemente mi porta a riflettere sul meccanismo della rappresentanza , “cuore del regime democratico parlamentare, principio decisivo della sua identità storica e sua suprema giustificazione etico-politica”, mi balza alla mente il dato auditel. 4.000.000 di potenziali elettori, minorenne più minorenne meno, si dedica con trasporto e convinzione alla visione di un prodotto televisivo frutto di un degrado culturale sempre più evidente.
Senza voler peccare di presunzione, ritengo che questo dato sia estremamente preoccupante.
Suvvia, il livello culturale, il senso critico e il senso di responsabilità di una nazione non si valutano dai programmi televisivi scelti nelle ore di svago!
E invece sì, la mia risposta è sì.
Il collegio nominale maggioritario a turno unico è una bella prova di maturità da parte di un popolo che ha il dovere di manifestare il proprio grado di preparazione e di consapevolezza anche attraverso le scelte culturali e le passioni. Nulla è a caso…
Il diritto di scegliere si guadagna anche attraverso il dovere di coltivare noi stessi, di nutrire interessi intelligenti anche quando siamo sul divano a rilassare corpo e mente.
Sarebbe ora di ammettere che guardare Temptation Island in 4.000.000 di persone non è nè peccato nè reato, ma è sintomo di un offuscamento e di un appiattimento culturale di massa che mi convince poco sulla capacità di approfondire e di scegliere cose importanti come chi deve gestire il futuro di una nazione.
Dalla padella alla brace?
Ho proprio paura che andrebbe così.
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