IL CORSIVO – AIUTO! RENZI VUOLE FARE LA “MARGHERITA 4 STAGIONI”

Ieri, prima che si aprisse l’assemblea di Italia viva, Matteo Renzi era apparso animato – ma forse sarebbe più appropriato dire “dominato”- da un’agitazione ansiosa, difficile stabilire, in quel frangente, se causata da pensieri tormentosi o più semplicemente dalla smania di comunicare uno dei suoi strabilianti Pensieri.

L’attesa è durata poco, anche perché qualcuno s’era premurato di far girare in sala la notizia di ciò che l’ex leader del Pd ed ex Premier – oltre che ex Enfant Prodige – aveva anticipato ai microfoni di Sky Tg24.

A questo punto, se non siete seduti, affrettatevi a provvedere: Matteo Renzi vuole fare – nientepopodimenoche – la Margherita 4.0.

Per carità, é fuor di dubbio che Renzi sia di ottima stoffa politica e che la sua carriera, da quando era un giovanissimo militante del Partito popolare italiano, sia stata costellata di tanti successi da farlo ascrivere, per merito, alla categoria dei politici di razza.

Di più: é anche fuor di dubbio che a tutt’oggi egli si distingua sul palcoscenico della politica italiana, a prescindere da quanto pochissimo ci sta passando il convento da almeno un ventennio.

Epperò, con tutto il rispetto, non si possono sottacere i clamorosi fallimenti collezionati dal Nostro ogni qualvolta, dalle dimissioni da presidente del Consiglio in poi, ha tentato di far risorgere dalle ceneri il “centro” attraverso una sua diretta e personale partecipazione alla leadership di qualcosa di nuovo.

Intanto va ricordato che fui lui a lasciare il Pd e non viceversa. Ne era il segretario, ed era un Pd al 40 e più per cento. Volle fare la vittima (era marzo 2018) dopo aver già fatto l’eroe con le dimissioni da Premier, un anno e tre mesi prima, per via della sconfitta al Referendum costituzionale.

Lasciò il Pd perché – secondo la sua versione – era lacerato dalle correnti interne, era un partito più di apparato che di visione. Al riguardo, tuttavia, chissà se mai pensò che, essendone il segretario, era lui a guidare la “ditta”; e, soprattutto, se si rese mai conto che la democrazia interna d’un partito, tanto più se si qualifica democratico, non si alimenta delle sole opinioni e decisioni dei cerchi magici.

Fallita l’esperienza Pd, Renzi se ne sta buono per un bel po’ prima di fondare Italia viva (settembre 2019). Di certo non aveva immaginato di poter conquistare subito almeno la maggioranza relativa con la sua nuova creatura. Tuttavia le cose vanno molto peggio di quanto si potesse immaginare. Tanto peggio che tre anni dopo Matteo si decide a mettersi “in società” con Carlo Calenda (Azione) per costruire il Terzo Polo, ovvero un’alleanza che ambisce a far diventare il “centro” l’asse portante della politica italiana, la grande novità strategica capace di rompere il duopolio destra-sinistra.

Alle politiche 2022 i due leader pronosticano un risultato sopra il 10 per cento, le forze unite si manterranno ben sotto l’8%.

Per Calenda é una delusione, per Renzi la terza stagione fallimentare. Per tutt’e due, la certezza che prima o poi si prenderanno a stracci in faccia. Ed è quello che accade.

Oltre tutto, non ci voleva la zingara per indovinare che due galli nello stesso pollaio, perdippiù sofferenti di Egolatria cronica, mai e poi avrebbero potuto far sorgere una nuova alba politica.

Ed eccoci ad oggi. Eccoci alla quarta stagione, all’annuncio dell’ennesima impresa che Renzi vuole tentare: una Margherita 4.0. Ai microfoni di Sky Tg24 l’ex Premier ha detto tra l’altro: “Uno spazio al centro, una Margherita 4.0 va fatta. Poi che la si faccia con Delrio, coi sindaci, con gli altri partiti di area, é evidente che sono tanti fiumi, torrenti, rigagnoli che arriveranno tutti nel mare che é la Margherita 4.0”. Il leader di Italia viva si dice certo che il suo vecchio e nuovo fiore “attirerà gente anche da Forza Italia, é un contenitore che non deve portar via voti necessariamente dal Pd, poi che qualcuno venga via dal Pd ci sta. Ma l’operazione non è contro il Pd, é a sostegno: Schlein ha scelto di fare un lavoro faticoso, tenere M5S e Avs, più a sinistra, e poi c’è questa roba qua”.

Morale della quarta stagione politica renziana raccontata alla luce del già visto: Elly Schlein potrà starsene “serena”, nel senso letterale modello “lettiano”; Forza Italia farà gioiosamente scappare i buoi dal suo recinto accontentandosi che Renzi le lasci le corna; M5S e Avs si asterranno dal chiedere al Pd di scegliere tra loro e la Margherita, Meloni reggerá il moccolo, e tutti vissero felici e contenti nell’ammucchiata senza frontiere progettata dall’ex Enfant Prodige, ex Premier, ex leader Pd, ex Ppi, ex Margherita 1.0, ex Terzo Polo, ed ex tante altre cose fuorché demolitore della coerenza politica.

P.S. (Da Napoli l’Associazione dei Pizzaiuoli veraci ha fatto sapere che il progetto della Margherita 4.0 di Renzi piace assai. Tanto da volerne mutuare la denominazione per inserire nel menu un nuovo tipo di pizza: La “Margh

erita 4 Stagioni”).

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