IL CORSIVO – SE ANCHE GIORGIA PERDE LA PAZIENZA CON DONALD…
“Voglio la Groenlandia!”. “Ma perché la vuoi se non é tua?”. “La voglio per la Sicurezza degli States!”. “Suvvia, Donaldino, non dire bugie alla Fatina tua: hai visto cosa è capitato a Pinocchio?”. “E allora la voglio perché d’estate alla Casa Bianca fa troppo caldo!”. “Ma dai, Donaldino: con tutta la tecnologia refrigerante di cui disponi, a cosa ti servono i ghiacciai di quel Paese lì?”. “Va bene, Fatina. Ti dico la verità: la voglio perché l’ho promessa a Melania per il suo compleanno. Da un po’ di tempo mi porta il muso per tutti i pettegolezzi inventati sul mio conto. Le regalo la Groenlandia così si raffredda l’atmosfera in casa diventata incandescente”. “Basta, Donaldino: o dici la verità oppure ti allungo il naso!”. “Vabbè, Fatina! La voglio perché è un affare: terre rare, ricchezze inesplorate, una visuale sul mondo degna del mio nome, del mio impero economico, del nostro futuro, io e gli Stati Uniti d’America per sempre nella Storia”.
Basta cosí: se non fosse drammatica la realtà nella quale Trump sta facendo precipitare il mondo, ci sarebbe da crepare dalle risate immaginando la parodia che ne farebbe Charlie Chaplin, nell’altro mondo, sul modello del “Grande Dittatore”.
Diciamolo: per essersi stancata perfino Giorgia Meloni, che a torto o a ragione lo tiene in gran considerazione, vuol dire che il Presidente americano sta davvero superando ogni limite. Poco importa, al riguardo, se per strategia geopolitica oppure, più realisticamente, per “rozzezza d’animo”, come il profilo essenziale di Trump é stato generalmente inquadrato pochi giorni fa da Aldo Cazzullo nella risposta ad un lettore per la rubrica “Lo dico al Corriere”.
Proprio così: si è stancata perfino Giorgia Meloni. É accaduto ieri. Dopo l’ennesima minaccia estorsiva di Trump (“Aumento i dazi per quei Paesi europei che inviano soldati in Groenlandia”), da Seul la Premier italiana ha fatto sapere che “La previsione di un aumento dei dazi nei confronti di quelle nazioni che hanno scelto di contribuire alla sicurezza per la Groenlandia, secondo me è un errore. E, ovviamente, non la condivido”. Durante l’incontro con i cronisti aggiunge: “Condivido l’attenzione che la presidenza americana attribuisce alla Groenlandia e in generale all’Artico, che è una zona strategica nella quale chiaramente va evitata una eccessiva ingerenza di attori che possono essere ostili. Ma credo che in questo senso andasse letta la volontà di alcuni Paesi europei di inviare le truppe, di partecipare a una maggiore sicurezza, non nel senso di una iniziativa fatta nei confronti degli Stati Uniti, ma semmai nei confronti di altri attori. Ho sentito Donald Trump qualche ora fa, al quale ho detto quel che penso. E ho sentito il Segretario Generale della Nato che mi conferma un lavoro che la Nato sta iniziando a fare da questo punto di vista. Chiaramente nel corso della giornata sentirò anche i leader europei. Credo che in questa fase sia molto importante parlarsi ed evitare una escalation perché si può lavorare insieme per raggiungere un obiettivo che è utile e necessario”.
La posizione della Premier appare decisamente ragionevole. Tuttavia, va da sé che per valutarne l’effettiva utilità bisogna attendere cosa dirà (e soprattutto farà) il Presidente americano. Dopodiché, se Trump conserverà la posizione arrogante, estorsiva e insopportabile dei dazi, toccherà alla Meloni dimostrare coerenza e coraggio: se la sentirà di rivolgere in romanesco al Presidente degli States la domandina canticchiata, e stavolta personalizzata, resa universale da quel Grande che fu Alberto Sordi, e che recita così: “‘A Donaldo, te ch’hanno mai mandato a quel p
aese…”.
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